lunedì 18 aprile 2011

Il lavoro si trova ovunque, basta farsi sfruttare


L'Italia è un bel paese per passare le vancanze. Natalizie, estive, Pasquali, e finché ce n'è...

Siamo simpaticoni, noi Italiani: accogliamo tutti, ridiamo, beviamo, facciamo festa e tutto finisce sempre a tarallucci e vino.
Non ci prendiamo sul serio noi stessi, figuriamoci se gli altri - gli stranieri - ci guardano con rispetto.
Ho passato l'intero inverno in Germania, non ho seguito la tv Italiana e, adesso che sono tornata, quando capito davanti ai diversi programmi che costellano i nostri palinsesti, sono molto più critica di prima. Ho migliorato l'istinto di osservazione.
Io sono un'abitudinaria, di quelle "furbette".
Se ho un abitudine comoda, non la lascio facilmente, se passo da una situazione mediocre ad una buona, mi ci adatto al volo e ho difficoltà a cambiare, poi.
La Germania è stata difficile, inizialmente, ma gli aspetti migliori della Nazione non ci hanno messo tanto a entrarmi nelle vene, quindi adesso mi rendo conto di tantissime differenze... e, tra le altre cose, mi accorgo subito se sento delle cretinate al TG, dette dai nostri carissimi politici (e anche da altri, ma l'argomento di oggi è questo).

Io non so chi sia Tremonti, di che schieramento sia, che cosa faccia, dove abiti, che dialetto parli, che compiti svolge... ho solo capito, pochi secondi fa*, tramite un servizio al TG5 che lui è andato a Washington per fare qualcosa e, nel frattempo, ha anche dichiarato che in Italia non è vero che non c'è lavoro.
La prova che dimostra la veridicità di questa affermazione - per lui - è che, su tantissimi immigrati che si trovano nel nostro Paese, la maggioranza di loro hanno un occupazione e LAVORANO LAVORANO LAVORANO, di giorno, di sera e di notte!
Di notte.

Questo è il metro per giudicare la voglia di lavorare delle persone?
Allora io potrei dire che in un qualsiasi paese del terzo mondo sono tutti buongustai e pure che sono un'ottima cuoca perché se vado a offrire ad un affamato qualsiasi un tozzo di pane con dentro un po' di salsa tonnata la divorano facendomi pure i complimenti per la ricetta!
E io, come cuoca, faccio parecchio pena.
So sfornare un sacco di luoghi comuni, comunque. Se ne volete altri, chiedete pure!
Del resto, è facile sentirsi leoni quando dall'altra parte si hanno dei minuscoli topolini.

Avendo trascorso l'intero inverno in Germania, ho avuto occasione di imparare una regola fondamentale per la persona che vive in un paese che non è il proprio: se non vuoi vivere da fuggiasco e ti trovi all'estero, devi da lavora'!!
Dal momento che ormai – detto in parole povere – ultimamente nessuno sta più a casa propria, si è innescato un simpatico meccanismo che da il via a tutti questi inconvenienti lavorativi (e, in realtà, cose simili si verificano anche in altri contesti. Ma questa è un'altra storia).
Prendiamo, ad esempio, un extracomunitario che arriva con il barcone dalla Libia e sui due piatti della bilancia ha - da una parte - la sua terra con le bombe, la guerra, la morte e - dall'altra - l'Italia con una tendopoli improvvisata e la possibilità di un lavoretto del mezzo piffero scartato da qualcun'altro che ha la possibilità di fare una scelta migliore per se stesso.
Se per costui la seconda opportunità è il meglio cui possa ambire, bisogna sempre ricordare che quello è il suo punto di vista, considerata l'alternativa.
Per tale extracomunitario, anche 5/10 euro al giorno sono tanti, a confronto di come era abituato prima.

Il fatto che i ragazzi italiani rifiutino un lavoro con una paga simile li rende automaticamente viziati?
Io dico che sono semplicemente a casa propria, magari abitano ancora con i genitori e possono aspettare un'opportunità migliore, o forse hanno una laurea che li porta a considerare lavori di altra entità o magari parte di loro non sanno niente di tutto ciò perché sono partiti all'estero e non sono più rientrati.
A scoprire che il mondo del lavoro può offrire tanto di meglio.
E fu così che il cane iniziò a mordersi la coda...

Anche io ho dovuto accettare i lavori più umili stando all'estero e – sorpresa! - la paga di un operaio sottopagato in Germania è anche più alta di quella di uno pagato discretamente in Italia.
C'è da ridere, eh!
Roba che ti sembra di aprire gli occhi dopo anni e anni di sonno.

Io, Italiana, ero cosciente di non poter ambire subito al meglio perché stavo in una situazione straniera, non mia, ma questo non mi ha mai impedito di sapere che c'era anche chi stava meglio di me.

Nonostante parliamo di proporzioni diverse, ero extracomunitaria in Germania quanto un libico lo è in Italia.
E, dunque, prendevo ciò chi mi capitava, ciò che i tedeschi scartavano ma che rispetto ai miei standard era ottimo, perché l'alternativa era stare a vivere sulla strada, con la famiglia a kilometri e kilometri di distanza che non poteva offrirmi il tetto mentre cercavo qualcosa di più soddisfacente sotto il profilo economico.

Avere vissuto all'estero mi ha cambiata.
Oggi, se mi trovo davanti a una situazione di sfruttamento lavorativo in Italia, me ne accorgo meglio di prima e tendo a scartare ciò che è più scandaloso. Anche se finisco per essere giudicata viziata!
Croce e delizia per l'Italia è che, fortunatamente, i giovani di oggi hanno aperto i loro orizzonti e hanno guardato un po' più in là del loro naso, scoprendo che ci sono condizioni di lavoro molto migliori di quelle che tendono a offrirci nel nostro Paese.

Dunque, ritornando al discorso di Tremonti, io non so che lavori stiano facendo questi numerosissimi stranieri e che dimostrano che la disoccupazione è solo una favoletta inventata dai fannulloni ma ho paura che tutti questi ragazzi lavorino per una miseria che, per loro è anche accettabile, ma per un occhio che non ha mai vissuto la desolazione di una guerra è un'offesa.
E lo sfruttamento è sempre un'offesa.
Poi, che si accetti la condizione perché l'alternativa sarebbe anche peggio, questo lo capisco bene, ma lo sfruttamento c'è, rimane.

Diritti a pause, pasti caldi, vitto, alloggio, tutele varie ed eventuali.
Condizioni basilari per un qualsiasi onesto contratto lavorativo.
Condizioni che chi conosce le leggi, chi ha un po' di esperienza, chi ha messo il naso fuori casa e ha imparato a vivere e confrontare, chi ha sviluppato spirito critico e chi non vuole svendersi, regalare la propria salute, pretende per se stesso perché sa di poterle esigere.

La conoscienza – nel senso completo del termine – è una brutta minaccia per l'ignoranza.

Chiunque si possa permettere di scegliere, lo fa, perché sa che una condizione migliore è sempre la scelta più giusta.
Chiunque sia costretto dalla propria necessità, invece, non può permettersi di scartare qualcosa.
Chiunque abbia bisogno è diventato carne da macello, questa è la verità.
Costruire qualcosa, cercare di farlo, è una condizione che dà al proprio „avversario“ il coltello dalla parte del manico.
Avere bisogno di lavorare, a qualsiasi costo, anche per racimolare quattro soldi - „che sono sempre meglio di due“ - fa sì che si dimentichino tanti principi che dovremo difendere per noi stessi e per il futuro dei nostri figli.
Ci rende i principali responsabili del fatto che il ricatto che è perennemente in atto non si trovi mai davanti ad un muro in cemento armato.
Quanto mi piacerebbe che tutti potessero alzare la voce e protestare, che tutti avessero la possibilità di sacrificare qualche giorno di lavoro senza rischiare di non mangiare, che si riuscisse a unire le forze per riuscire a piegare il sistema, facendo sì che diventi un obbligo stabilire certi standard di condizioni di lavoro.

Sono sicura che tutti quegli immigrati che lavorano in Italia e dimostrano che la disoccupazione non è realtà, non sanno che la domenica è un giorno di festa e che è un diritto essere pagati di più quando prestano servizio in tale giorno, gli stessi non sanno che se lavorano ore in più rispetto al servizio ordinario, devono essere retribuiti di conseguenza, magari non sanno neanche che l'esperienza va ripagata e che, di anno in anno, si acquisisce un aumento di stipendio per „anzianità“.

Se ho bisogno di un lavoretto perché mi trovo all'estero e voglio evitare di essere cacciata, la mia priorità non è battermi per diritti per cui non posso permettermi di perdere tempo, ma questo non mi impedisce di rendermi comunque conto che sto alimentando un sistema sbagliato, che sto lavorando al posto di uno che sta „scioperando“, che sto rendendo nulla la protesta di chi non vuole cedere ad una condizione non accettabile.

Tremonti ha voglia di criticare gli italiani che non abbassano la testa e accettano tutto.
Per cento stranieri che fanno lavori ingrati in terra nostra, ci sono altri cento italiani che emigrano e vanno a fare ciò che tedeschi, inglesi, francesi o americani non fanno nella loro Germania, Inghilterra, Francia e America.

E siccome volevamo che tutto il mondo fosse paese e che non esistessero più confini, eccoci accontentati.
La propria terra diventa come la casa della nonna: ci si ritorna sempre per le vacanze, con il sorriso sulle labbra e tanti teneri ricordi, non si dimentica mai perché si è andati via e, certamente, non si ritornerebbe mai indietro.

*bozza dell'articolo scritta ieri sera.

9 commenti:

  1. Che dire... non ho mai vissuto all'estero ma... credo proprio tu abbia ragione!!

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  2. Purtroppo non puoi paragonare l´Italia con l´estero e lo sappiamo bene noi due ^^

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  3. bel post... triste, ma vero...

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  4. grazie degli auguri, li ricambio a chi me li ha fatti e comunque e li porgo a tutte voi, mie lettrici :)
    Vero sì... meglio pensare ad altro, và.
    Spero di ritornare presto con ottime notizie :)

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  5. Che dire... non tip osso dare torto perchè pure io, da italianissima a casa mia, mi sono dovuta sorbire e digerire certe cose perchè il sistema non difende il lavoratore che vuole far valere i suoi diritti "altrimenti ti salta il rinnovo del contratto". Tremonti e compari sono gli ultimi cronologicamente parlando di una certa specie, ma ce ne saranno altri purtroppo. E allo stesso modo le priorità di un lavoratore al lavoro e allo stipendio non possono di pari passo essere comparabili alla priorità del rispetto dei diritti del lavoratore. Certo che è una tristezza pensare che l' Italia diventi quasi unicamente meta di vacanze per gli italiani all'estero... è il prezzo che si paga per certi diritti che in patria a volte non si ottengono, e nel prezzo da pagare spesso ci sta anche la lontananza dai propri cari, il che rende l' espatrio decisamente amaro. O temporaneo.
    Tant auguri (anche se in ritardo).

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  6. la spagna ha lo stesso problema, davanti alla comunitá europea che la critica, fa come l'italia, promette ed assicura che qui in spagna c'è lavoro per tutti. certo, lavoro malpagato ce né tanto, con contratti spazzatura e prese per il c..o, come in italia. lavoro che la straniera (io come te) deve accettare, ma che dopo qualche anno si stanca anche. e pensa ma tanto farlo qui o in italia é uguale. perché la spagna mica paga cosí bene come la germania, almeno da quel che si ascolta.
    che dire, mi sembra che noi italiani se decidiamo di emigrare dobbiamo puntare bene per non ritrovarci nella stessa condizione che in patria, almeno nel mio caso.
    in quanto all'italia ancora mi stupisco del fatto che la gente tanto critica ma non fa niente, e tanto parlano, ma abbassano la testa. gli va bene cosí? e allora zitti, l'avete voluto voi, no? mi arrabbio perché non é giusto, perché ci son emigranti che piú che una libera scelta lo vivono come un esilio!
    besos

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  7. Selena, Elga grazie anche a voi per il commento.
    Mi fa piacere leggere una partecipazione accorata da parte vostra che, come me, capite ben da vicino di cosa parlo.
    La conoscenza è un'arma a doppio taglio perché, se da una parte ti libera dell'ignoranza, dall'altra ti apre gli occhi e ti mostra nella giusta prospettiva la situazione che, senza un confronto con qualcosa di meglio, non riuscivi a identificare nel modo giusto.
    Questo post è proprio questo, una constatazione a posteriori.
    Nonostante sia cresciuta nel contesto lavorativo italiano e conoscessi già certi limiti del sistema, vedere un mondo esterno a questo mi ha fatto scendere ancora più giù - nella scala personale di valutazione - quello Italiano.
    E la frustrazione che ti viene quando pensi: "vorrei poterci stare in Italia, vorrei ancora pensare che ci sto bene, come pensavo di starci bene prima..." e sai che ogni giorno che va avanti e accetti di non scappare ancora perché non vuoi abbandonare i legami che hai ritrovato da pochissimo, stai caldeggiando un sistema brutto e antico. Un sistema che ci farà tutti colare a picco!
    Sicuramente espatrierò di nuovo, anche se non subito, anche se trovassi qualcosa di semi-fisso, non rimarrò in Italia. Questa è quasi una certezza, al momento.

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  8. Ho appreso pochi giorni fa, guardicchiando senza casualmente la barra dei post popolari, che questo articolo l'avete letto più di quello in cui parlo dell'amicizia saltata tra me medesima e Lei.
    Il tema del lavoro, dovevo immaginarlo, è sempre molto caro a tutti.
    Grazie per la vostra attenzione.

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