giovedì 28 aprile 2011

Il blog cambia casa

DA OGGI IL BLOG SI TRASFERISCE SU UNO SPAZIO INDIPENDENTE CHE POTETE RAGGIUNGERE CLICCANDO SOTTO.


mercoledì 27 aprile 2011

Only the brave

I'm back.
Eccola qui.
E non so nemmeno cosa diavolo scrivere. Ci sarebbe un libro da buttare giù, come sunto dei giorni che  separano questo da quello in cui ho scritto l'ultimo post.
Cosa ho ritrovato?
Amore, abbracci, sorrisi. 
Ma anche ciò che avevo lasciato. Un mondo che non volevo ritrovare o, almeno, che volevo reincontrare dopo aver conquistato una situazione migliore per me, per poter dire che - fuori - ce la si può fare e per poter avere una possibilità alternativa, oltre all'angolo in cui sono sempre stata.
E, al momento, non sono tanto sicura che fuggire - ancora - sia la scelta migliore.

Cosa mi fa arrabbiare di più? Il fatto che questo pensiero sia dettato dalla paura. 
Perché se fossi la stessa dell'anno scorso, magari, saprei concepire di nuovo l'idea di partire all'estero e -  aggiungo un altro magari - potrebbe pure andare bene.
Ci sono tante persone che, dopo il primo tentativo andato a semi-vuoto, hanno poi trovato l'America alla seconda battuta ma io, al momento, non saprei cosa reputare una cazzata e cosa reputare giusto da fare per cercare di farmi andar bene l'eventuale seconda volta che sto considerando.
Sono convinta che ognuno è artefice della propria vita. Chi non risica, non rosica.
Dovrei riprovare. Lo so. Sarò io stessa a capire come agire meglio e quando e perché, dato che ho imparato dalla prima esperienza, ma le esigenze di due non possono essere pilotate con uno stesso ragionamento comune, e sarà da tenere in conto anche questo.

Quel che penso è che non devo avvelenarmi la mente con troppe paranoie. 
È vero, devo ragionare e imparare e migliorare. Ho paura che non riesca a tenere le briglie di tutto, perché la paura di non avere la fortuna e il lusso che desidererei le ho superate da un pezzo, e sorridendo pure al destino beffardo.
Spero di essere capace di muovere in avanti aprendo un nuovo capitolo sereno che mi faccia crescere ancora, grazie al quale riconquistare fiducia e coraggio di muovermi ed esplorare.

Non è una bella giornata.
Un abbraccio alla cara Rita.

lunedì 18 aprile 2011

Il lavoro si trova ovunque, basta farsi sfruttare


L'Italia è un bel paese per passare le vancanze. Natalizie, estive, Pasquali, e finché ce n'è...

Siamo simpaticoni, noi Italiani: accogliamo tutti, ridiamo, beviamo, facciamo festa e tutto finisce sempre a tarallucci e vino.
Non ci prendiamo sul serio noi stessi, figuriamoci se gli altri - gli stranieri - ci guardano con rispetto.
Ho passato l'intero inverno in Germania, non ho seguito la tv Italiana e, adesso che sono tornata, quando capito davanti ai diversi programmi che costellano i nostri palinsesti, sono molto più critica di prima. Ho migliorato l'istinto di osservazione.
Io sono un'abitudinaria, di quelle "furbette".
Se ho un abitudine comoda, non la lascio facilmente, se passo da una situazione mediocre ad una buona, mi ci adatto al volo e ho difficoltà a cambiare, poi.
La Germania è stata difficile, inizialmente, ma gli aspetti migliori della Nazione non ci hanno messo tanto a entrarmi nelle vene, quindi adesso mi rendo conto di tantissime differenze... e, tra le altre cose, mi accorgo subito se sento delle cretinate al TG, dette dai nostri carissimi politici (e anche da altri, ma l'argomento di oggi è questo).

Io non so chi sia Tremonti, di che schieramento sia, che cosa faccia, dove abiti, che dialetto parli, che compiti svolge... ho solo capito, pochi secondi fa*, tramite un servizio al TG5 che lui è andato a Washington per fare qualcosa e, nel frattempo, ha anche dichiarato che in Italia non è vero che non c'è lavoro.
La prova che dimostra la veridicità di questa affermazione - per lui - è che, su tantissimi immigrati che si trovano nel nostro Paese, la maggioranza di loro hanno un occupazione e LAVORANO LAVORANO LAVORANO, di giorno, di sera e di notte!
Di notte.

Questo è il metro per giudicare la voglia di lavorare delle persone?
Allora io potrei dire che in un qualsiasi paese del terzo mondo sono tutti buongustai e pure che sono un'ottima cuoca perché se vado a offrire ad un affamato qualsiasi un tozzo di pane con dentro un po' di salsa tonnata la divorano facendomi pure i complimenti per la ricetta!
E io, come cuoca, faccio parecchio pena.
So sfornare un sacco di luoghi comuni, comunque. Se ne volete altri, chiedete pure!
Del resto, è facile sentirsi leoni quando dall'altra parte si hanno dei minuscoli topolini.

Avendo trascorso l'intero inverno in Germania, ho avuto occasione di imparare una regola fondamentale per la persona che vive in un paese che non è il proprio: se non vuoi vivere da fuggiasco e ti trovi all'estero, devi da lavora'!!
Dal momento che ormai – detto in parole povere – ultimamente nessuno sta più a casa propria, si è innescato un simpatico meccanismo che da il via a tutti questi inconvenienti lavorativi (e, in realtà, cose simili si verificano anche in altri contesti. Ma questa è un'altra storia).
Prendiamo, ad esempio, un extracomunitario che arriva con il barcone dalla Libia e sui due piatti della bilancia ha - da una parte - la sua terra con le bombe, la guerra, la morte e - dall'altra - l'Italia con una tendopoli improvvisata e la possibilità di un lavoretto del mezzo piffero scartato da qualcun'altro che ha la possibilità di fare una scelta migliore per se stesso.
Se per costui la seconda opportunità è il meglio cui possa ambire, bisogna sempre ricordare che quello è il suo punto di vista, considerata l'alternativa.
Per tale extracomunitario, anche 5/10 euro al giorno sono tanti, a confronto di come era abituato prima.

Il fatto che i ragazzi italiani rifiutino un lavoro con una paga simile li rende automaticamente viziati?
Io dico che sono semplicemente a casa propria, magari abitano ancora con i genitori e possono aspettare un'opportunità migliore, o forse hanno una laurea che li porta a considerare lavori di altra entità o magari parte di loro non sanno niente di tutto ciò perché sono partiti all'estero e non sono più rientrati.
A scoprire che il mondo del lavoro può offrire tanto di meglio.
E fu così che il cane iniziò a mordersi la coda...

Anche io ho dovuto accettare i lavori più umili stando all'estero e – sorpresa! - la paga di un operaio sottopagato in Germania è anche più alta di quella di uno pagato discretamente in Italia.
C'è da ridere, eh!
Roba che ti sembra di aprire gli occhi dopo anni e anni di sonno.

Io, Italiana, ero cosciente di non poter ambire subito al meglio perché stavo in una situazione straniera, non mia, ma questo non mi ha mai impedito di sapere che c'era anche chi stava meglio di me.

Nonostante parliamo di proporzioni diverse, ero extracomunitaria in Germania quanto un libico lo è in Italia.
E, dunque, prendevo ciò chi mi capitava, ciò che i tedeschi scartavano ma che rispetto ai miei standard era ottimo, perché l'alternativa era stare a vivere sulla strada, con la famiglia a kilometri e kilometri di distanza che non poteva offrirmi il tetto mentre cercavo qualcosa di più soddisfacente sotto il profilo economico.

Avere vissuto all'estero mi ha cambiata.
Oggi, se mi trovo davanti a una situazione di sfruttamento lavorativo in Italia, me ne accorgo meglio di prima e tendo a scartare ciò che è più scandaloso. Anche se finisco per essere giudicata viziata!
Croce e delizia per l'Italia è che, fortunatamente, i giovani di oggi hanno aperto i loro orizzonti e hanno guardato un po' più in là del loro naso, scoprendo che ci sono condizioni di lavoro molto migliori di quelle che tendono a offrirci nel nostro Paese.

Dunque, ritornando al discorso di Tremonti, io non so che lavori stiano facendo questi numerosissimi stranieri e che dimostrano che la disoccupazione è solo una favoletta inventata dai fannulloni ma ho paura che tutti questi ragazzi lavorino per una miseria che, per loro è anche accettabile, ma per un occhio che non ha mai vissuto la desolazione di una guerra è un'offesa.
E lo sfruttamento è sempre un'offesa.
Poi, che si accetti la condizione perché l'alternativa sarebbe anche peggio, questo lo capisco bene, ma lo sfruttamento c'è, rimane.

Diritti a pause, pasti caldi, vitto, alloggio, tutele varie ed eventuali.
Condizioni basilari per un qualsiasi onesto contratto lavorativo.
Condizioni che chi conosce le leggi, chi ha un po' di esperienza, chi ha messo il naso fuori casa e ha imparato a vivere e confrontare, chi ha sviluppato spirito critico e chi non vuole svendersi, regalare la propria salute, pretende per se stesso perché sa di poterle esigere.

La conoscienza – nel senso completo del termine – è una brutta minaccia per l'ignoranza.

Chiunque si possa permettere di scegliere, lo fa, perché sa che una condizione migliore è sempre la scelta più giusta.
Chiunque sia costretto dalla propria necessità, invece, non può permettersi di scartare qualcosa.
Chiunque abbia bisogno è diventato carne da macello, questa è la verità.
Costruire qualcosa, cercare di farlo, è una condizione che dà al proprio „avversario“ il coltello dalla parte del manico.
Avere bisogno di lavorare, a qualsiasi costo, anche per racimolare quattro soldi - „che sono sempre meglio di due“ - fa sì che si dimentichino tanti principi che dovremo difendere per noi stessi e per il futuro dei nostri figli.
Ci rende i principali responsabili del fatto che il ricatto che è perennemente in atto non si trovi mai davanti ad un muro in cemento armato.
Quanto mi piacerebbe che tutti potessero alzare la voce e protestare, che tutti avessero la possibilità di sacrificare qualche giorno di lavoro senza rischiare di non mangiare, che si riuscisse a unire le forze per riuscire a piegare il sistema, facendo sì che diventi un obbligo stabilire certi standard di condizioni di lavoro.

Sono sicura che tutti quegli immigrati che lavorano in Italia e dimostrano che la disoccupazione non è realtà, non sanno che la domenica è un giorno di festa e che è un diritto essere pagati di più quando prestano servizio in tale giorno, gli stessi non sanno che se lavorano ore in più rispetto al servizio ordinario, devono essere retribuiti di conseguenza, magari non sanno neanche che l'esperienza va ripagata e che, di anno in anno, si acquisisce un aumento di stipendio per „anzianità“.

Se ho bisogno di un lavoretto perché mi trovo all'estero e voglio evitare di essere cacciata, la mia priorità non è battermi per diritti per cui non posso permettermi di perdere tempo, ma questo non mi impedisce di rendermi comunque conto che sto alimentando un sistema sbagliato, che sto lavorando al posto di uno che sta „scioperando“, che sto rendendo nulla la protesta di chi non vuole cedere ad una condizione non accettabile.

Tremonti ha voglia di criticare gli italiani che non abbassano la testa e accettano tutto.
Per cento stranieri che fanno lavori ingrati in terra nostra, ci sono altri cento italiani che emigrano e vanno a fare ciò che tedeschi, inglesi, francesi o americani non fanno nella loro Germania, Inghilterra, Francia e America.

E siccome volevamo che tutto il mondo fosse paese e che non esistessero più confini, eccoci accontentati.
La propria terra diventa come la casa della nonna: ci si ritorna sempre per le vacanze, con il sorriso sulle labbra e tanti teneri ricordi, non si dimentica mai perché si è andati via e, certamente, non si ritornerebbe mai indietro.

*bozza dell'articolo scritta ieri sera.

martedì 12 aprile 2011

Ispirata da Anne Frank

Sono giorni che pubblico fotografie e non approfondisco scrivendo qualcosa, come facevo un po' di tempo fa.
Mi manca uno spazio ideale per isolare il cervello dal resto del mondo, che è la condizione utile per riuscire a canalizzare le idee e scriverle con ordine.
Ci sarebbero miliardi di cose da dire.
Vorrei, come sempre, metterlo nero su bianco per ammetterle fingendo di leggere un romanzo estreaneo alla mia vita e anche per poterle poi leggere e analizzare e capirle in seguito.
In questi giorni sta ritornando a galla la vecchia passione per la lettura e, guarda caso, mi è capitato per le mani il „Diario di Anne Frank“.
Nel periodo scolastico in cui lo leggemo in classe, lo trovai noioso.
La cronaca die giorni sempre piatti e monotoni di una ragazzina nascosta durante la seconda guerra mondiale... per poi scoprire che, anni dopo, in quella ragazzina avrei ritrovato parte di me. A partire dalla passione per la scrittura, passando per il sogno di diventare scrittrice o giornalista in futuro, arrivando al fatto che un diario l'ho sempre tenuto e, ancora oggi, lo scrivo on line, nella forma moderna di diario segreto: il blog.
Se dico che il mio primo diario ricevuto per il compleanno l'ho iniziato a scrivere in quinta elementare quando a scuola iniziammo a leggere proprio il libro di Anne Frank, ci si crede?
A quel libro avevo dato un appuntamento futuro in una data non specificata, non avevo veramente chiuso i ponti e in questi giorni ho semplicemente ritrovato il gusto di riavvicinarmi alla questione.

Sono capitate anche altre cose che mi hanno colpita, una fra tutte: ho constatato la perdita di alcune persone cui sono certa di non aver fatto alcun torto, ma in qualche modo serbano risentimento nei miei confronti.
Perdita.
Interessante uso della parola, direbbe la mia amica Veronica.
Non si tratta di una perdita che mi provoca vero dispiacere, come nel caso di quella vecchia amica con cui c'è stata la diatriba scatenata dalla nota infame su facebook. Ma è uno di quei fatti che mi istiga prepotentemente a ragionarci sopra.
Sono uno spirito libero, io. Nelle amicizie amo avere i miei spazi, non farli invadere, non sono abituata a far sapere alle mie amiche o a qualsiasi conoscente che frequento per brevi o lunghi periodi le date delle mestruazioni, il giorno in cui incasso lo stipendio o le mie abitudini più private.
La verità è che amo moltissimo stare per conto mio, quindi poi certe robe private e personali le conosce chi vive con me ogni singolo momento della vita, gli altri sanno solo il resto, e lo sanno quando lo racconto loro nei momenti che non dedico a me, me medesima e me stessa.
Insomma, ho avuto periodi mondani, tutti discotecosi e localosi, fatti di sms „oh, a che ora ci vediamo davanti all'ingresso?“, di chiacchierate al tavolo di un locale „io con quello mi ci sento e basta perché non mi sembra tanto affidabile“, „con il mio ragazzo ci siamo conosciuti e messi insieme nel giro di una sera e una notte passate a parlare altissimo per contrastare la musica e ballare, ballare e ballare fino a che il sole non è salito all'orizzonte e ha illuminato la pista della discoteca“.
Cazzo, possiamo non aver condiviso anni e anni di amicizia, possiamo anche aver avuto un legame durato poco ma per me questo non significa la cancellazione definitiva.
Non ho amicizie vere e indelebili, quindi forse faccio confusione quando mi aspetto una risposta cortese e positiva dopo che mi faccio risentire dopo un secolo che sono sparita.
Dopo che siamo sparite entrambe e abbiamo condotto la nostra vita.
A me, del fatto che non ci caghiamo da un'eternità non interessa niente, possiamo riscriverci e scambiare quattro parole e nessuno è compromesso.
Non capisco 'sta cosa del 'se non ci sentiamo ogni singolo momento, ogni singolo giorno, se non ci siamo frequentare regolarmentissimamente per almeno un tot di tempo, allora ci possiamo anche cancellare a vicenda'.
Perché altrimenti mi cancelli fisicamente dalla lista ancora prima che io ti possa contattare, visto che non ti scomodi a dare una cazzo di semplicissima risposta...
Non saranno poi tanto leggere da volare davvero, le parole, ma non pesano nemmeno così tanto che ormai la gente non le tira più fuori per una semplice risposta.
Cazzo, pare valgano oro, ormai!
Non ci rimango proprio male, è che ho la segreta speranza che il mondo di punto in bianco si inizi a popolare di persone che non hanno bisogno degli altri costantemente.
Vorrei che fosse possibile fare la propria vita, dimenticare il resto del mondo, lavorare e passare in gallerie buie in solitudine per poi uscire dal tunnel e ritrovare i volti incontrati una o più volte nel passato.
Ritrovarli, sul serio però. Sorridenti, che anche loro hanno condotto la loro vita, sono cresciuti, hanno ingrandito i loro orizzonti, sono sereni, e soprattutto non hanno la voglia di farti pesare che tu sei stato/a per conto tuo per un secolo e ora rispunti dal nulla così, dopo non esserti fatto/a sentire da tanto e pretenderesti pure che non ci rimanessero male.
Forse sono strana, ma per me non ci sono vincoli per vivere e spostarsi, muoversi e esplorare la vita, anche scoprendola da soli.
E sentire il peso di questa scelta da parte degli altri è ogni volta la constatazione del fatto che il cervello delle persone può anche conoscere il meccanismo dell'ibridazione chimica di un composto organico, ma non sa arrivare a concedere agli altri lo spazio di cui hanno bisogno.
La mente che sa comprendere un procedimento complicato è proprio quella che si incastra nel comprendimento delle cose più semplici.
È un controsenso, ma quanto è vero.
Tutti i geni del passato sono passati alla storia e hanno dato i natali alle loro invenzioni proprio grazie al fatto che il loro cervello, per assurdo, aveva tante lacune nella comprensione di cose di minima difficoltà.
Non esiste la perfezione assoluta, non c'è un cervello umano che sappia evolversi in tutte le direzioni.
Il genere umano non saprà mai raggiungere una perfezione così.
Mi sento un po' come quei geniacci leggermente stralunati nati con un prodigio nella testa e nelle mani ma senza la minima concezione di come si debbano gestire cose tanto semplici come i rapporti umani.
Riportandola ad un piano meno ipocondriaco, credo che il caso di cui ho parlato sopra possa essere l'ennesima situazione dettata dall'invidia.
Se sei mio amico su facebook leggi diversi affari miei che, forse, provocano un moto di stizza nelle persone che, anziché evolversi e lasciare la loro vita tutta musicale e casinara, stanno fermi sul loro binario da anni e passano da una delusione all'altra sbandierandola sulla bacheca e cercando costantemente sostegno di una persona qualsiasi, tra chiunque legga.
Io odio urlare i miei dispiaceri, ne parlo solo se li sto analizzando, ma non cerco sostegno dagli altri della serie: „oohhh, poverina, che mondo stronzo ti gira attorno!“. Me ne frego se non ottengo una risposta solidale che mi dia il semplice contentino che mi porta alla conclusione: 'il mondo è una merda e io sono una povera derelitta che ha tutte le sfighe del mondo sulla testa“.
Sì, gran parte delle cose che mi capitano sono anche causa mia, e ragionando e scrivendo voglio arrivare a capire la situazione, ma se le persone non stanno lì a fare la gara per darmi il loro sostegno non è che inizio a scrivere la lista nera di chi non va più calcolato, nemmeno in nome della semplice cortesia.
Dunque, la deduzione più semplice che mi verrebbe da fare è che gli spettatori della mia pagina vedono che combino i cazzi miei molto beatamente, che – se  scrivo – scrivo solo cose belle e positive, che se pubblico roba è sempre riguardante i miei piaceri, i miei amori.
Che se scrivo i miei problemi, non li ingigantisco piangendo a fontana.
Che, dopo tutto quello che succede, prendo valigia e giro il mondo. Pubblico foto di tutti i posti che visito, che sono fidanzata e che la mia è una vita con i controcoglioni. Sembrerebbe, almeno. E solo la capacità di saperla far apparire così fa incacchiare mezzo mondo.

Dunque, ricevo un tuo messaggio in un momento in cui sta sicuramente succedendo qualcosa, come quando è successo qualcosa nella tua vita e io non ti ho scritto un bell'emerito cazzo. Per coerenza, e anche un po' per osmosi e pure per la legge del contrappasso, facciamo che non ti rispondo.

Ah ah.
Certo non le avrei risposto: „brutta stronza, allora rispondi se ti cercano“. 
Me ne frego se non mi ha mai scritto di spontanea volontà quando era chiaro che nella mia vita stava accadendo qualcosa, sarebbe bastata la risposta a ciò che ho scritto io, un po' per approfittare di un discorso per rompere il ghiaccio, e – volendo – avrebbe potuto chiedermi di me senza che io avessi intenzione di farle pesare che me l'ha chiesto solo dopo che l'ho contattata io.
Boh, ripeto, io i meccanismi delle amicizie non li capisco proprio.
Amore e amicizia sono, per me, gli unici contesti dove non vanno messi regole e obblighi. Certo, se abbiamo smesso di sentirci per un particolare motivo, in seguito ad un disguido, non ho niente da dire, capisco bene.
Ma se sono le nostre personali vite ad averci allontanato, cosa conta quanto siamo rimasti distanti? Anzi, a volte può essere divertente ritrovare qualsiasi persona con cui si sia condiviso qualcosa, e capire cosa è cambiato e come.
È bello.
A me piace ritrovare le persone dopo tempo perché così c'è tanto da raccontare, sia per me che per la persona che ritrovo.
Amo aggiornare gli altri e amo scoprire le loro novità.
Quindi non mi offendo se una persona – per varie ragioni – non la sento o vedo più, se la reincontro si riprende semplicemente il filo del discorso.
So che ci sono le persone incapaci di questo e, fortunatamente, conosco anche esemplari unici che sono simili a me. Che sanno ritrovarti, sanno essere ritrovati e ci sono sempre.
Hanno vissuto, ti hanno lasciato vivere, e sono sereni per conto loro, anche per te magari... e tutto è più semplice.

domenica 10 aprile 2011

Passione riscoperta

Era diverso tempo che non mi ritrovavo in un luogo sconosciuto tutto da visitare, per scoprire che molti angoli di esso meritassero di essere catturati in un'istantanea. 
Ultimamente mi capita spesso. Quando un luogo non mi sorprende più, cessa anche la voglia di fotografare ma, per una somma di coincidenze, ultimamente circolo spesso con la fotocamera in tasca.
E foto... tante fotografie.
Da tutte le angolature, a particolari interessanti o ad oggetti animati e inanimati del tutto semplici.
Qualche giorno fa siamo passati sull'altra sponda della Dora e abbiamo scattato nuove foto, queste sono - tra quelle meno personali - quelle che preferisco e che ho scattato con il semplice gusto della fotografa.
Mi ricordo tanto quando ero bambina e ogni due giorni cambiavo sogno per il futuro.



















Sottofondo musicale: Sono già solo - Modà

mercoledì 6 aprile 2011

Verstatile Blogger e un po' di fatti miei

Sono stata (ancora) premiata!!
ImperfectWife e Cristina mi hanno nominata tra le vincintrici di questo nuovo concorso tra blog chiamato, appunto, Versatile Blogger.

Stavolta l'immagine logo del concorso, ce la infilo, non come l'altra volta :D
Comunque, il gioco prevede che io vi riveli 10 cose di me e poi passi il testimone a 10 altre blogger che leggo e che stimo...
Ecco i 10 "fattacci" su di me:

1. Sono abitudinaria. Il mio cervello ha spazio per tante cose e trovo che ciò sia stupendo, quindi ritengo un'inutilità non stabilire delle "abitudini" per poi dover tenere a mente cento cose che, invece, se fossero schematizzate sarebbero più semplici da memorizzare e ricordare, lasciando spazio a tanto altro.
2. Sono maniacale. Diretta conseguenza o forse diretta causa del punto primo. Anche se c'è il punto terzo (non correte lì, adesso), io ho un'ordine e una maniacalità anche nel mio disordine. Con mia madre ho fatto tante lotte per farle capire che quando mi risistemava la camera non era solo una presa di posizione dire, dopo: "Cavolo, adesso non trovo più niente". Sono maniacale perché se apparecchio una tavola da 6/8 e via dicendo, i posti che si trovano uno davanti all'altro devono essere allineatissimi. Sono maniacale perché se noto che tra il letto e il muro c'è uno spazio, mi rimane la fissa di avvicinare lo schienale bene finché, appunto, non lo faccio. E tutto ciò che capita nel frattempo è un noioso impaccio. 
3. Sono disordinata. Mischiare un'anima abitudinaria con una maniacale potrebbe far venire fuori una persona ordinatissima e sempre organizzata. Io sono quasi sempre organizzatissimissima, ma ordinata... ehm. Ultimamente, con la vita indipendente che ho iniziato a fare sono diventata meno scandalosa, sotto questo punto di vista, ma solitamente il mio ordine tiene conto di una sola regola, in generale: tutto ciò che utilizzo più spesso va tenuto in cima. Ecco, nell'armadio - ad esempio - questa è la prassi. Trovo tutto più in fretta, essendo abitudinaria non sto a cercare un abbigliamento diverso per ogni evento e per ogni giorno diverso: ho i miei capi comodi, i capi preferiti, ciò che ci sta bene in una particolare occasione e non scantono molto spesso. Se, poi, qualcosa non si trova e io non ho tutto sistemato bene e visibile, per la fretta salta tutto in aria. Da qui, il disordine cosmico. Ma io so già che ciò che è finito per aria non ha interesse per me :D
4. Amo scrivere. Si vede, no? Sono una giornalista 2.0, non mi piace correre sul luogo di un delitto e riportare lo scoop per prima. Mi piace osservare e raccontare, recensire. Cose che, magari, per chi è tradizionalista non interessano nessuno. Io ho la sensazione di avere un cervello complicato e del tutto originale, quindi so che ciò che macino in testa, per chi ama leggere e ragionare come me, è un bel "viaggio". Di qualsiasi cosa io 'parli'.
5. La mia prima macchina da scrivere la ricevetti come regalo di Natale/Compleanno a 10/11 anni circa. Con quella scrissi un'intervista inventata a Britney Spears che poi diventò una pagina di un magazine che scrivevo privatamente sempre a quell'età. Lo chiamai "Gossip" e seguiva la falsariga dei giornali musicali e femminili che leggevo all'epoca (Tutto e Kiss Me sono due tra i vari nomi). Tagliavo immagini da altri giornali e rielaboravo articoli letti e notizie sentite in tv. Facevo un giornalino artigianale e fingevo di avere dei lettori e mi imponevo una scadenza, sempre per lo stesso motivo. Con l'avvento del computer e della stampante la qualità di questi miei lavori migliorò ma il declino arrivò con internet. Troppe fonti e troppo facile copiare e incollare. Era finita l'era in cui era affascinante leggere una sola fonte e rielaborare a modo mio. Avere internet come fonte ha reso corrotto quel gioco che mi era piaciuto tanto e, parallelamente, ho scoperto i siti internet e la loro capacità di essere magazine dinamici. Sono quindi passata da creare giornali a creare siti internet. Ecco un altro dei motivi per cui mi ritengo una giornalista 2.0.
6. Per amare tanto qualcosa/qualcuno, devo anche essere capace di odiarlo/a. Le persone che hanno un posto più largo e duraturo nel mio cuore sono quelle che mi hanno insegnato duramente certe lezioni. Quelle persone che - come me - ritengono che non si debba cambiare se stessi e le proprie convinzioni facilmente. Per convincermi e portarmi dove vuoi, ti basta anche poco, eh... però devi conoscere il modo per accedere a questo privilegio, altrimenti non si va da nessuna parte!
7. Ho imparato ad amare la mia terra, anche se è stata a lungo matrigna con me. Amo il mio sole e le mie semplici e stipende spiagge. E non le cambierei con niente al mondo, temporaneamente posso trasferirmi, ma il mio cuore è sempre nella caldissima e dura Sardegna.
8. Amo ricordare i bei tempi, soprattutto se quando li ho vissuti ero incosciente di quanta ricchezza erano pregni. Mi piace ricordare l'estate scorsa. So che ci saranno moltissime altre belle calde stagioni, ma quel periodo sarà sempre lì... mi piace ricordare che non mi sarei mai aspettata di vivere tante cose nuove e importanti, mi piace pensare alla convinzione che sapevo tutto e sapere che mi mancava ancora tanto. Che potevo imparare ancora moltissimo...
9. Sono internet dipendente. Non ho vizi come fumare o bere, o uscire o fare shopping ogni tot di giorni, ho giusto la fissa del web. Blog, siti, pagine di quotidiani... un po' di tutto. Devo per forza fare un bel giretto on line per chiudere bene la giornata.
10. Anche se non è tutto perfetto, sono felice. Ho smesso di non guardare le cose col giusto occhio... basta pensare a chi ci vuole bene. Basta pensare che potrebbe esserci di più, di meglio. Ho un uomo che mi ama, una famiglia stupenda e sempre presente. La perfezione arriverà col tempo!

Ora vanno premiate altre 10 blogger.... eccole qui:
Zia Atena: grazie alla sua strepitosa preparazione e ai suoi studi fantasmagorici è finita in Germania a lavorare per un'azienda strafigosa. Ma la seguo anche da prima che arrivare in crucchilandia, eh :D È simpaticona, una ragazza come tante, le piace scrivere ed è zia. Unisce tutto nel suo blog. Tutto ciò la rende, come si definisce lei, una zia aerospaziale!
Wanesia: lei è molto simile a me. Sta in Germania e l'ho beccata quando c'ero anche io. Molto in sintonia per via del fatto che entrambe ci trovavamo a commentare la fase di adattamento nella terra dei crucchi :D Una donna adulta che, a quanto ho potuto dedurre, ama comunque sognare e vivere in modo scanzonato e spensierato. Ammirevole!
Cristina: parla di mille cose, consiglia ricette sfiziose e scrive per una rubrica settimanale. È pacata e incute sicurezza. Non ha paura di raccontare le sue confidenze, non teme di confessare i suoi più profondi pensieri e di condividere le preoccupazioni. In qualche modo, pur confessando le sue normali paure, tradisce una grande forza.
Pandora: prima si nominava Ambra. Non so nemmeno se mi legge, non so se mi conosce (internetticamente parlando), ma leggo qualche volta le sue confidenze. È profondamente triste, dentro di se. Non sembra voler fare presto qualcosa per cambiare la sua vita. Ha una forza di conservazione grandissima. Rappresenta, per me, un mistero. Ma la leggo spesso...
Vita da gemella: si tratta di un blog scritto da un uomo. Parla delle sue tre figlie: una di sette anni e due gemelle quasi duenni. Simpatiche le avventure delle bimbe, l'ho messo nei miei Read e ve lo consiglio!
Vita a San Diego: la blogger autrice racconta la vita Americana attraverso post tematici a tratti lunghi, a tratti brevi. Molto interessante, fa sentire molto l'odore del sogno americano :D
Pollywantscracker: l'autrice ha tre figlie ed ha solo 27 anni (quasi, per la precisione :D). Scrive in modo scanzonato e anche ermetico. È interessante leggerla, anche se non commento spesso. Mi piace il modo in cui scrive, anche se a volte non mi trovo sempre nei temi che tratta.
Marissa1331: Marissa alias Tati è fenomenale. La blogger che seguo da più tempo. È simpatica, è divertente e assolutamente scoppiata mentalmente! Scrive senza avere un ordine, sembra perennemente innamorata. Credo ami semplicemente vivere. Sembra che non abbia ferite davvero dolorose, e se ce le ha, preferisce non inquinare la sua scrittura leggera e a tratti ermetica con brutte macchie. Un po' pazza, e lo sa ammettere.
Annastaccatolisa: Coraggiosa. Che altro si può dire? Lei ha il cancro e sul blog non nasconde niente, leggerla è una lezione.
Elastigirl: ha tre figli fenomenali. Fa ridere a crepapelle per come racconta le loro storie!  Donna realizzata professionalmente, sposata con un inglese perennemente in trasferta e autrice di due libri tratti da blog. La invidio spudoratamente, dal mio blog vorrei farci un libro. Magari, un giorno :D

Ok... c'è voluto un anno intero per questo post, spero che ci risentiremo presto e - ve lo anticipo - spero che sarà quando sarò ritornata nella mia terra!

lunedì 4 aprile 2011

Ferie ad Ivrea

Lasciata la Germania, siamo un po' appesi... non so se vi siete accorte che sono praticamente sparita.
Internet c'è, ma il tempo disponibile e la tranquillità e l'isolamento che spesso sono fonte di ispirazione per i miei post mancano, adesso.
A dire la verità, la ricerca di una nuova e ospitale realtà per me e Fidanzato è il centro di tutto e non c'è molto da dire, da commentare, da vedere come ho sempre fatto.
Se non consideriamo il fatto che - dopo esser giunti in questa tappa del nostro viaggio - ci siamo concessi una bella passeggiata nel circondario e io ho scattato tante belle fotine!
Mi trovo vicino a Torino, ci rimarremo ancora per un pochetto e, appunto per questo, volevo fissare questi luoghi nella mia mente. Tutto cambierà, ma ogni luogo merita una foto, merita un posto nella nostra mente e nel nostro cuore.
Quella ringhiera rossa cui ci si affaccia sulla Dora, ad esempio, perché non ricordarla per sempre?
È la ringhiera che ha ascoltato una Nostra lunga chiacchierata, che ci ha visti tristi e felici, sotto il sole o il cielo coperto, mano nella mano o slegati ma insieme.
E la cascata con la statua di Camillo Olivetti, che è il fondatore della fabbrica più importante di Ivrea (appunto, l'Olivetti), già miseramente fallita però, diversi anni fa.
La Dora è il fiume che passa per Ivrea - Dora Baltea, per la precisione - e, secondo le condizioni meteorologiche, le luci e i riflessi sono uno spettacolo.








E poi, bellissimo, il Castello di Ivrea. Con le sue tre torri maestose.









...cime innevate, di là, vicino alla Val d'Aosta...
E, infine, il Duomo di Ivrea. Con stupendi capitelli Corinzi (l'ordine di capitelli che preferivo quando studiai l'arte greco/romana alle superiori!)


Bello, n'è'?