sabato 12 marzo 2011

Fenomenologie

Ieri sera, tra la preparazione di un cappuccino e l'altro, un waffel, una coppa After Eight e tanti bambini che si splattavano sulla finestra scegliendo una pallina di delfino, una di Fragola, una di Limone e poi Vaniglia e Stracciatella pensavo che non ho mai scritto un post frivolo su questo blog.
Come ha - in un modo che non sarei riuscita a dirlo meglio - scritto Marlene, avere un blog significa avere il cervello perennemente impegnato a trasformare quasi tutto ciò che viviamo in un nuovo articolo. Con conseguente ragionamento sull'esposizione migliore e sulla punteggiatura...
Spesso leggo il blog di Costanza, trasferitasi a Londra, che racconta le sue avventure tragicomiche in modo davvero simpatico e molto spesso parla delle varie fenomenologie che ha modo di riscontrare sul posto di lavoro.
Oh, ecco. Io pensavo che chiunque facesse questa sorta di censimenti dei comportamenti e delle abitudini degli altri fosse pretestuoso, che magari qualcosa la inventasse. No no. Ci sono proprio dei rituali non scritti, delle cose che capitano e non ci sono assolutamente cazzi che tengano.

Io non ho stilato una categoria di persone in cui raggruppare le varie fasce di clientela, ma c'è una regola assoluta, non detta, non scritta, non rivelata, non dichiarata che - nonostante tutto - è talmente ferrea che, se mi chiedessero se esiste qualcosa su cui mettere una mano sul fuoco senza bruciarla per quanto è certa, potrei fare affidamento solo a Questo.

Premettiamo che non è colpa di nessuno, combina tutto il Fato.
Il mondo della gastronomia l'ho abbracciato un po' per forza, ci lavoro da un pochino di anni e ormai conosco qualche regola su diritti e doveri. In parole spicce, se hai il tremendo di-dietro di lavorare in gastronomia per un'azienda che è super esposta, saranno costretti a concederti tutti i diritti che un normale dipendente ha: compresa la pausa per mangiare ogni tot di ore, ad esempio ogni quattro - come mi capitava dove lavoravo l'anno scorso.
Se invece lavori in nero o magari non sei ancora stato assicurato o, peggio, stai presso persone che cercano di toglierti tale diritto chiedendoti di mangiare solo se hai il buco nero nello stomaco e ti concedono giusto un misero toast in piedi in un angolo non visibile ("ma se arriva un cappuccino da preparare, ti avvicini a farlo?") allora magari ti capita che hai fame mentre sei in servizio, e ti capita sempre nel momento sbagliato!

E, se all'inizio questo ti fa incazzare, in seguito arrivi a riderci sopra...
Scena: le pizze esposte nella vetrina sono pronte da mezzora e vanno ripristinate, tu hai una fame da lupi e devi aspettare ancora un pochino per sederti in pausa. Non puoi concederti fermi oltre a quella pausa, sei sola al banco e quindi devi essere sempre disponibile ad accogliere i clienti. Pensi che è un insulto alla fame nel mondo (da leggere come: la fame che hai in quel momento) dover buttare del cibo solo perché non più bello da vedere e un trancio di quelle pizze vorresti conservarlo per mettere il silenziatore al ruggito dello stomaco, così con scatto felino butti 5 tranci anziché 6, uno lo infili nella manica stile Asso e prepari le pizze nuove, speri che il banco possa stare qualche secondo da solo, giusto il tempo di mordere quella pizza che ti fa Marameo fin dove l'hai nascosta.
Prepari di nuovo la vetrina, senza nessun cliente all'orizzonte, inforni e spiani e condisci e tagli e rimetti tutto a posto e bello in vista. Due passi verso l'ufficio del retro dove ti aspetta la pizza e senti "Buongiorno".
Fanc'...
"Buongiorno, prego!"

Ecco la regola. Ecco la costante. 
Se tu hai fame e vuoi addentare qualcosa, non serve che lo dici, basta solo pensarlo. E la clientela assalirà il bancone, una squadra di pallavolo di serie G5 chiederà il pacchetto pizza+bibita congestionando lo spazio davanti alla vetrina della pizzeria, centomila bambini avranno voglia di gelato proprio in quel momento e tu, se avevi il bisogno di mangiare qualcosa, col cazzo che puoi farlo.
E non solo odi i clienti che arrivano lì a scombussolare tutto, ma li invidi pure perché non ce la fai a guardarli mentre si siedono al tavolo con quella pizza che stai pensando di assaggiare da un'ora... o con quel toast che volevi prepararti e non sei nemmeno riuscito a farcire che sono arrivate 15 comande riuscendo a superare il record imbattuto da anni.

Ecco, un paio di giorni fa al bar è successa più o meno la stessa cosa.
Fame. Toast. L'ho solo detto e una collega mi dice: "Ma no nooo zitta, che i clienti ti sentono!".
Oh cielo. Non mi piace essere legata a questi rituali, più ci credi e più ne diventi vittima.
Finché dicevo "ho fame, oddio che fame", niente. Appena sono passata ai fatti però è cambiato tutto.
Dalla zona dove si trova il "vano Panini" (dove sceglievo cosa mangiare) si vede anche la finestra del gelato e, dato che l'idea l'avevo ormai fatta diventare reale, magia delle magie: scorgo una fila di bambini che in quel momento ha sentito il bisogno di mangiare gelato e ho potuto solo tirar sul banco i due tost che pensavo sarei riuscita a farcire poco dopo. 
E servi un bambino, e "cono o coppetta"?, "No, la menta non c'è come gusto", "Un altro?". Passata mezzora mi sono dimenticata di mangiare e il pancarré si stava quasi indurendo sul banco.
Ho rimesso tutto a posto e ho deciso: nel caso avessi di nuovo fame, nemmeno lo penso. 
Faccio finta di preparare qualcosa per i clienti in sala e, a tradimento, mangio io.

E vaffanculo alle fenomenologie!

7 commenti:

  1. Buongiorno Kisal,ieri per me e´ stato il primo giorno di lavoro e sembrava che era sbarcata l´arca di Noe´, a volte mi chiedo tutta questa gente dove e´ e perche´ viene nello stesso bar tutta insieme...ehehehe :))))) cavolo come ti capisco, riga per riga di cio´ che hai scritto ^^

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  2. Eheh lo sapevo che avrei beccato i feedback di chi, come me, lavora nel campo :D
    È proprio una costante, che ci vuoi fare?
    Mi capita da tempo e, beh, alla fine la prendi giusto come "il colmo" :D

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  3. Tanto per fare una voce fuori dal campo, non succede solo in gastronomia, succede anche ad una semplice mamma con figli che pensa di potersi rilassare due minuti, non dico davvero mangiare o dormire:
    - porti giù navicella dal 3 piano con pupo dentro, al viaggio precedente avevi portato giù le immondizie e la borsa. Chiavi in mano per chiudere la porta di casa e navicella di 12 kg nell'altra, scendi le scale, agganci la navicella, sistemi la borsa raccogli i sacchi delle immondizie, apri la porta di casa e il freno del passeggino e via: il pupo tutto rosso che si impegna a battezzare il pannolino appena cambiato. Che fai? Riporti tutto su (perchè di sicuro ci vorrà almeno un quarto d'ora tra cambio totale e rivestirsi), mica puoi andare in passeggiata con una puzzola. E poi di nuovo tutto giù, se dio vuole....
    - approfitti della siesta della prole per fare le dovute pulizie di casa in santa pace, poi tiprepari un thè/caffè e prendi il libro che avevi cominciato sperando di poter legger un paio di paginette. Appena posi il didietro sul divano, strilli.
    Potrei continuare per un bel po'....

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  4. Ciao Elga, benvenuta nel blog :)
    Beh sì, ho scritto il post un po' per ridere di tutte quelle coincidenze un po' cattivelle con cui si deve fare i conti quotidianamente.
    Anche se si vivono realtà diverse, non conta. Queste cose sono all'ordine del giorno e... se non ci ridiamo sopra facendole diventare caricature, che ci possiamo fare??? :D
    Un abbraccio di solidarietà!

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  5. Eh sì, bisogna farci il callo, alzare gli occhi al cielo, cacciare un sospirone e via! buona domenica!

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  6. Eheheh... Io non ho molta esperienza nel campo, ma ogni tanto servo alle feste di paese... e devo dire che la regola è assolutamente vera!! :-))) Non appena addento qualcosa arrivano i clienti e devo cercare di ingoiare alla velocità della luce... una volta mi son quasi strozzata!! :-D

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  7. Quando hai già fatto in tempo ad addentare, la vendetta del fato sta nel farti rimanere qualcosa tra i denti... magari :D

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