lunedì 28 marzo 2011

Quanto Ti Amo

Se la vita ti da dei limoni, tu cosa puoi fare? Una limonata! Lo diceva sempre nonna Raynolds, alla mia amica Veronica Mars.
Ecco, la vita può anche regalarti merda, e tu puoi sempre decidere di coltivarci i campi, anziché mangiartela.
Senza troppi particolari, potrei anche affermare che il capitolo Germania si è concluso.
Non che la cosa mi entusiasmi molto, un progetto che io inizio deve andare a finire bene, come dico io, a volte faccio anche in modo che prosegua per forza. 
Comunque, potremmo anche decidere di continuare la vita all'estero, un po' più ad est. La vita ci dirà che combinare.
In tutto questo guazzabuglio c'è qualcosa di stupendo.
Noi.
Ci saranno pure centomila argomenti da poter affrontare ma, per me, la cosa più importante al mondo siamo diventati Noi.
E, se ci penso oggi, per tutti i nostri risultati insieme, sono contenta di aver fatto la mia scelta.
In barba alle raccomandazioni preoccupate, in barba alle amiche che mi mettevano in guardia, in barba alle mie paure da ragazzina mai uscita di casa.
Se penso oggi a tutto... mi sorprendo ancora tanto, di come sia riuscita a prevedere la specialità di tutto questo, anche quando non c'erano i presupposti evidenti, ma solo il mio istinto testardo a guidarmi.
E anche quel bellissimo e simpaticissimo ragazzo che mi ha rubato il cuore.
Avevo in me la certezza che avesse dentro una ricchezza infinita e una grandissima spensieratezza, quella che non mi fece pensare che il percorso non sarebbe stato facile.
Ho deciso di non fare come quando dovevo studiare cento pagine, alle elementari, che anziché iniziare il lavoro pensavo alle 99 pagine che mi mancavano ancora...
Non sarebbe stato facile? Beh, dovevo almeno iniziare, andare avanti e combattere e ottenere ciò che volevo.
Ecco. Il mio istinto mi ha suggerito che avrei trovato un tesoro e pian piano questo tesoro viene fuori!
Quante lotte per farGli comprendere chi sono.
Conosciuti e uniti. Non abbiamo avuto il tempo di venir fuori completamente, ci siamo scoperti nel tempo, vivendo giorno per giorno insieme.
Quante lotte per farGli capire di potersi fidare di me, quante lotte perché si affidasse completamente a me.
Quante lotte per diventare un Uno, formato da due.
Forse non siamo arrivati alla fine del percorso di unione, ma oggi abbiamo una solidità che prima ci mancava.
Quanto lo sento Mio, anche se ci sono state lotte epocali dove ho pensato che - forse - ci eravamo semplicemente sbagliati.
Eh, no.
Vedendolo oggi, accanto a me, con quel sorriso ammaliante, la simpatia che affascina chiunque, la furbizia nei suoi occhi e nelle sue parole. Bello come il sole, con quella felpa grigia che ha scaldato molte volte anche me, guardarlo da dietro le sue spalle, di semi-profilo, con quelle ciglia arcuate così perfette...
Quanto lo amo.

Ecco perché non festeggiamo mesiversari, sanvalentini e cose così.
Perché quando per me è la nostra festa, non ci sono date che tengano!

sabato 26 marzo 2011

Una notte in stazione

Un rasta-munito passa davanti agli sportelli chiusi della vendita biglietti.
La ragazza di colore, con i collant neri, scaldamuscoli e felpa bianchi, scarpe di ogni colore accavalla le gambe ogni dieci secondi in modo diverso. Sbattendo la schiena sul retro della panchina di plastica lunga quasi dieci metri.
Poi si alza, va oltre. Scompare.
Uno skate appare dalla direzione delle scale mobili. 
Due scarpe, un jeans, una felpa azzurra e dei rasta castano chiaro sovrastano quelle quattro rotelle celesti.
Tre scritte rosse sui tabelloni alla vendita biglietti concludono il loro messaggio con il werbung del sito della sweiz-banhof.
Un modello di aereo color arancio e nero sovrasta l'ultimo metro quadrato prima di accedere alle rampe mobili e, a destra, cinque cabine telefoniche immobili chiuse da vetri decorati del logo swisscom.
Gli ultimi treni in transito della giornata fanno vibrare il pavimento nella stazione centrale, presto sarà tardi per sentire ancora questo rumore di vita desta.
Sarà notte.
Ma, qui, pochi dormiranno.
Un tabellone rotante ci propone Gisele Bundchen vestita - ogni cinque secondi - con capi diversi della H&M.
Anche se lei è sempre sveglia - qui - è l'unica cui non calano gli occhi e tiene fiera la sua posizione.
Orientali vestiti d'abito e ventiquattrore passano e scompaiono, forse parlano italiano...
E quello? È un uomo o una donna?
È già scomparso/a. Due tacchi a spillo laccati hanno preso il suo posto.
Ancora il vuoto e persone ai lati, in gruppo, tanto vociare, tanti rumori.
Ma anche il silenzio.
Il taxy è fuori, sulla destra.
Deposito bagagli, check in e ufficio oggetti smarriti sono giù, insieme al bagno, parcheggio bici e tanti treni.
uno di loro, domani, ci riporterà in Italia.
scritto la notte del 24 marzo, verso le 23:00

mercoledì 23 marzo 2011

Dell'amore

C "Dai! Avvicinati che voglio dirti una cosa all'orecchio!"
A "No, dimmela così... che vuoi combinare? perché mi devo avvicinare??"
C "Perché voglio dirtela sottovoce"
A "..."
C "Perché mi vuoi bene?"
A "..."
A "Non c'è una risposta. Perché ti voglio bene e basta".

Se dico che avevo un post acidissimo e incazzatissimo pronto nella canna del fucile che stava per essere pubblicato su queste pagine ci credete? Meno male che non ho fatto in tempo.
In questi giorni in cui ho avuto poco tempo per pensare, fermarmi un attimo... avevo anche carenza di argomenti, mi capitava di avere il black out in testa con la faccia davanti alla homepage del blog.
Stanno cambiando alcune cose dentro di me. Sto uscendo fuori. Sono stata spronata per diverso tempo a cacciare il carattere e gli attributi e ora che sto iniziando davvero a spuntare dall'uovo come il serpentello quando sta vedendo la luce per la prima volta (Visto in un documentario. Non nomino pulcini perché in questo momento sono tutto fuorché simile ad un cip-cip).
Insomma. Si combatte ancora, niente particolari, non è importante.
A pensarci bene, cosa è importante per me, nella vita?
L'amore. I miei amori.
Quelli che mi hanno dato vita e quello che ho trovato.
Il mio Angelo custode, il mio compagno di vita, il mio Fidanzato è man mano sempre più fondamentale.
E sto imparando a incastrarmi a lui nel modo migliore per ottenere reciprocamente il meglio di noi, per regalarci il rispetto e la stima che meritiamo.
Non è stato facile arrivare a tutto questo, ma ci stiamo sciogliendo.
Stiamo raggiungendo questi traguardi con il tempo e li stiamo godendo davvero perché sudati, ottenuti con sfide e diffidenze e vera voglia di scoprirsi fino a mostrarci per quello che siamo senza riserve, finalmente.

Non che mi aspettassi qualcos'altro, ma la risposta che ho avuto mi ha emozionato. Mi ha fatto commuovere. 
L'ho guardato mentre rabbrividivo e poi le lacrime sono andate giù.
Stupendo.

domenica 20 marzo 2011

Eiskugel Catapulta

Ok. Ce l'abbiamo fatta, una nuova avventura si è aperta. Non so se avete presente il film "Vieni avanti cretino"... e non so se ricordate la scena che riporto sopra.
Ecco. Primo giorno di nuovo lavoro: la classica fase in cui stai iniziando a fissare in mente le prime cose, la posizione dei bicchieri, l'organizzazione dei ruoli, le decorazioni delle coppe and so on.
E clienti. Molti. Tanti. Infiniti. Tutti i "gelatisti anonimi" sgabbiati di botto in una domenica pomeriggio O_o.
Oh, io non lo so. Non ho mai visto tanta gente tutta insieme nello stesso posto, accalcati fuori dallo stesso locale! E mica non mi piace come cosa, però ciò ha significato piedi in fiamme per ore (compreso adesso) e cervello in tilt per la maggior parte del turno.
La scena sopra è esilarante e, mentre mi venivano i momenti di tilt, mi sentivo molto come Linuzzo Banfuzzo nostro che si chiede - c'è pure una scopa? che visto che ho due mani (occupate), due piedi (occupati) e il di dietro libero, ce la metto lì e spazzo anche il pavimento...
Oh, almeno ci hanno rimpinzato di roba da mangiare e ci hanno concesso pause come il Cielo comanda!
A parte la stanchezza, pare un ambiente sereno. Tutto sta nel prendere un po' la mano e gestire la cosa da noi, senza aggiunte di mani esterne!
Ah, a proposito dell'argomento dell'ultimo post: negozio Mister Lady avvistato... anche se un po' lontano >_<
Oggi voglio morire. Se anche domani sgabbiano i Gelatisti Anonimi, le eis kugeln volano direttamente dalle vaschette alle loro faccie U_U

giovedì 17 marzo 2011

Robe da femmine

Ho già detto che sono in fase di trasferta e che sicuramente sarò indaffarata tra mille cose, nei prossimi giorni, ma qualche buchetto libero mi capita... 
Nella zona dove mi trovo adesso ho adocchiato una "marca" di abbigliamento che produce capi molto carini e a prezzi accessibili dove - il mio cuore ha deciso per me - andrò sicuramente a fare una capatina quando ci saranno le disponibilità necessarie.
È raro che a me un negozio piaccia a tal punto. Ho sempre odiato fare shopping, da ragazzina avrei dato fuoco a tutte le commesse esistenti sulla faccia della terra per quel loro "Posso darti una mano?" sfoderato appena entravo in un negozio di abbigliamento e mi vedevano avvicinarmi ad uno stand. Cielo, quanto le detestavo!
Perché dovevo spiegare loro che non volevo le solite cazzatine da ragazzina di 14 anni. Niente jeans a vita bassa, niente top, niente canottiere.
Abbastanza in disaccordo con il mio corpo, per motiti miei, non mi andava di partecipare alla festa di una commessa qualunque che aveva il feticcio di vestire a suo piacimento tutte le quattordicenni della terra!
Puah! Se ci penso oggi, ancora mi da fastidio, anche se adesso ho risolto i miei problemi e le commesse non sono più le vittime sacrificali della mia rabbia.
Dunque, dicevo, ero una di quelle femmine che odiava fare shopping. Oggi sono l'esatto opposto, una delle classiche femmine che anche se ha una borsa e delle scarpe, jeans e mille magliettine, sente comunque il bisogno di qualcosa di nuovo nell'armadio. Quando questo qualcosa mi piace, l'ho puntato e devo averlo!
Per la precisione, in lista ci sono una borsa, un paio di scarpe e un giubottino. Mister Lady.
Date un occhiata, questo in Italia non lo troverà nessuno.
Ah! Tanti auguri, Italia, by the way!

mercoledì 16 marzo 2011

Chiacchierona itinerante

Spostamento in programma. Se sparisco per qualche giorno, non strappatevi i capelli :D
Sono viva e vegeta e... I'll come back soon!

lunedì 14 marzo 2011

Sii felice ora

Io non mi rendo mai conto di ciò che sto vivendo. Un mesetto fa, mia cugina ha pubblicato uno scritto di Madre Teresa di Calcutta su Facebook, che mi ha fatto riflettere un bel po'.


SII FELICE ORA!!

Non aspettare di finire l’università, di innamorarti,
di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione. 
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito 
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: 
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. 
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

(Madre Teresa di Calcutta)


È incredibile.Quanto è vero.

Parlando con mia madre riguardo persone e convinvenza forzata per via di lavoro con i colleghi, la mente vola alla scorsa estate.
Mi sono buttata nella proposta che mi hanno fatto e la mia voglia di accettare - inizialmente - era pari a zero.
Oh, non lo so. Se ci penso oggi, a distanza di quasi un anno, mi dico che ero completamente ubriacata dai problemi che mi stavano capitando, perché per quello che è stato, oggi, col senno di poi, so che mi trovavo davanti ad una proposta stra-fighissima e stavo per non accettarla.
Una stagione estiva pagata profumatamente, per i miei standard. Vitto e alloggio sicuri, villetta in una zona di villeggiatura mai visitata davvero, ma davvero bella. L'opportunità di ritrovare persone di famiglia lontane da tempo. Ma, poi, anche tutto il resto che ne è conseguito.
Spaventatissima all'idea di convivere con sconosciuti, mi sono ritrovata in casa persone un po' ok e un po' no. Ma la cosa, sorprendentemente, mi ha toccato assai poco. Mi sono goduta serenamente le belle persone che ho incontrato, ho scansato con superiorità le serpi e me la sono davvero goduta.
Che poi, dopo il bello dell'estate così sia arrivato un inverno di lotte e battaglie, beh, questa è la vita.
Ma i ricordi di quei momenti saranno sempre con me. E al momento non me ne rendevo conto davvero. Vivevo nel turbine e non avevo un minuto per rifletterci sopra.
Oggi affronto una vita meno allegra, più responsabilizzante (dallo Zingarelli Cinziesco) eppure c'è qualcosa - forse ci penso meglio leggendo le parole sopra - che mi fa pensare che un domani guarderò questi tempi con lo stesso occhio in cui oggi so vedere la scorsa estate.
Mi dimenticherò le brutte avventure e sarò giunta al punto che mi farà dire: "è stato tutto un percorso per arrivare alla stabilità che ho adesso, tolte le rinunce e i sacrifici, le paure, i tormenti e le paranoie sul domani, cosa rimane? Il ricordo di un percorso irto e prezioso con Lui. L'inizio di Noi".
Anche se tutto non va come previsto, si tratta di tasselli che vanno a creare la nostra vita e un motivo, anche per l'esistenza di quei tasselli "malati" c'è sempre!

domenica 13 marzo 2011

Scontro frontale col Tedesco

Quando decidi di cambiare radicalmente vita bisogna anche considerare quanto tempo hai per prepararti psicologicamente a tutto ciò che accadrà.
Leggo un tweet di ZiaAtena scritto qualche minuto fa e non ce la faccio a non sorridere :D
Lei, almeno, ha scelto una via comprensibile, matura e intelligente per cercare di capire cosa le riserverà la vita tra qualche tempo... 
Io scelsi di affidare tutto ad un semplice vocabolo a caso che, in base alla pronuncia e alla sonorità, mi  avrebbe iniziato a far prendere confidenza con la lingua... 
Alur. In tempi non sospetti, più o meno quando con Fidanzato ci ronzavamo attorno ma non si quagliava ancora, io facevo mille fantasticherie nella testa tipo: "Se ci mettiamo insieme e lui deve rientrare in Germania, che faccio? Sto qui? Ma anche no, ci vado pure io!". Dunque avevo già preso in considerazione tutto l'ambaradan che ne sarebbe scaturito compreso, appunto, il fatto che mi sarei trovata in mezzo a persone che - per le mie orecchie - parlavano ostrogoto.
Quindi dicevo, in un giorno qualunque di questi famosi tempi non sospetti, io e Fidanzato ci accingevamo a mandare avanti il solito turno di lavoro, caricavamo i frigoriferi con le bibite e, mentre mi passavano sotto mano le bottigliette del succo alla pesca, ho visto il gusto scritto - come capita spesso - in diverse lingue, compreso il tedesco: "Pfirsich". 
Avendo lì a portata di mano l'allora-non-ancora-Fidanzato che ero cosciente conoscesse bene la lingua gli ho chiesto quale fosse la giusta pronuncia della parola.
Che ve lo dico a fare: 'na robaccia che non se po' sentì! Provavo a ripetere, a riprodurre quel suono ma... più che altro gli procuravo grasse risate.
Ve lo giuro, da quel momento mi sono sentita un po' strana a pensare che, se tutto fosse andato come volevo io, sarebbero stati cazzi amari con la lingua :D
Della serie: volevi la bicicletta? Mo pedali!!
Per non parlare del fatto che, con la foga di partire - passati i momenti non sospetti e dato sfogo a tutto l'amore del mondo, ci siamo decisi a partire insieme in quattro e quattr'otto - non mi sono comprata un dizionaretto Italiano-Tedesco (e, badate bene, non Tedesco-Italiano. Che è diverso!!).
Fidanzato mi aveva garantito di avere con se dei dizionarietti che mi avrebbe donato come supporto, quindi non mi sono preoccupata di fare da me. 
Errore. Mi mette sotto il naso due libricini comprati in tedeschilandia e fu così che scoprii di essere davvero nella merda.
Sapete, no?, che nei dizionari di lingua straniera spesso ci sono anche le pronuncie delle parole, per quanto si possa spiegare senza un supporto audio, voglio dire. Ma, insomma, un dizionario buono cerca di rendere familiare anche l'aspetto uditivo della pronuncia. È una cosa importante.
Negli unici dizionari cui ho accesso io, da qui, ci sono solo le spiegazioni delle pronunce delle varie parole italiane rispetto agli standard del tedesco. Eh be', grazie :D 
Come andare da un ladro e spiegargli come si ruba. 'sti cazzi!
Già il tedesco mi stava sul cazzo da quella prima parola che sentii. Potevo sceglierne una meno antipatica per farmi avvicinare alla lingua, invece era proprio destino che dovessi iniziare decisamente dimmerda.
Per non parlare dell'aumlut. Quei simpatici puntini sulle vocali che le rendono un ibrido.
ä si legge come è, ö si legge come misto tra O ed E, ü si legge pronunciando la U con la bocca a culo di gallina.
Ma, ciò che mi sta più sul cazzo è l'allucinante pronuncia di G e SC. Che sono simili, da pronunciare, all'italiano "sc". Ma, a voler essere precisini, si tratta di una roba completamente diversa!
Va messo il palato e la lingua in un modo tutto strano e ci vuole un corso di 45 ore solo per imparare quello.
E 'sta maledetta cosa sta alla fine di ogni numero che va dopo il 13. 
Ah, Sí. I numeri. Ah ah.
Scesi dall'aeroporto, il primo giorno in terra tedesca, abbiamo preso il treno e ci aspettava un viaggio interminabile così ho iniziato a giocherellare con il tedesco e ho detto a Fidanzato che volevo imparare i numeri.
Preso uno dei due libricini che mi ha dato in dotazione e ho iniziato a scriverli per memorizzare un po'.
Scopro così una cosa interessante: vanno letti al contrario!
Quando si va oltre la ventina, tutto funziona così.
21 si legge Uno-e-Venti. Vi piace? 89 si legge Nove-e-Ottanta. E via di seguito.
Io, come una deficente, devo sempre ascoltare il numero che sento e scrivere con la mano, nell'aria, le due cifre che lo compongono così ho idea di ciò che ho sentito. Perché farci la pratica, con 'sta roba, non è che sia tanto semplice...
E poi la R che, qui, tutti hanno moscia come i francesi. Se va pronunciata. Altrimenti - come si disquisiva nei commenti di un post di Wanesia - diventa magicamente pronunciato con un semplice "A".
ZiaAtena, oh Omonima, se il dizionario Italiano-Tedesco ti ha messo paura sappi che c'è di peggio: quello Tedesco-Italiano :D
E poi, in men che non si dica, tutto diventa più familiare... semplicemente, non è una lingua da imparare sui libri. Ci sbatti contro e piano piano farà sempre meno male.

sabato 12 marzo 2011

Fenomenologie

Ieri sera, tra la preparazione di un cappuccino e l'altro, un waffel, una coppa After Eight e tanti bambini che si splattavano sulla finestra scegliendo una pallina di delfino, una di Fragola, una di Limone e poi Vaniglia e Stracciatella pensavo che non ho mai scritto un post frivolo su questo blog.
Come ha - in un modo che non sarei riuscita a dirlo meglio - scritto Marlene, avere un blog significa avere il cervello perennemente impegnato a trasformare quasi tutto ciò che viviamo in un nuovo articolo. Con conseguente ragionamento sull'esposizione migliore e sulla punteggiatura...
Spesso leggo il blog di Costanza, trasferitasi a Londra, che racconta le sue avventure tragicomiche in modo davvero simpatico e molto spesso parla delle varie fenomenologie che ha modo di riscontrare sul posto di lavoro.
Oh, ecco. Io pensavo che chiunque facesse questa sorta di censimenti dei comportamenti e delle abitudini degli altri fosse pretestuoso, che magari qualcosa la inventasse. No no. Ci sono proprio dei rituali non scritti, delle cose che capitano e non ci sono assolutamente cazzi che tengano.

Io non ho stilato una categoria di persone in cui raggruppare le varie fasce di clientela, ma c'è una regola assoluta, non detta, non scritta, non rivelata, non dichiarata che - nonostante tutto - è talmente ferrea che, se mi chiedessero se esiste qualcosa su cui mettere una mano sul fuoco senza bruciarla per quanto è certa, potrei fare affidamento solo a Questo.

Premettiamo che non è colpa di nessuno, combina tutto il Fato.
Il mondo della gastronomia l'ho abbracciato un po' per forza, ci lavoro da un pochino di anni e ormai conosco qualche regola su diritti e doveri. In parole spicce, se hai il tremendo di-dietro di lavorare in gastronomia per un'azienda che è super esposta, saranno costretti a concederti tutti i diritti che un normale dipendente ha: compresa la pausa per mangiare ogni tot di ore, ad esempio ogni quattro - come mi capitava dove lavoravo l'anno scorso.
Se invece lavori in nero o magari non sei ancora stato assicurato o, peggio, stai presso persone che cercano di toglierti tale diritto chiedendoti di mangiare solo se hai il buco nero nello stomaco e ti concedono giusto un misero toast in piedi in un angolo non visibile ("ma se arriva un cappuccino da preparare, ti avvicini a farlo?") allora magari ti capita che hai fame mentre sei in servizio, e ti capita sempre nel momento sbagliato!

E, se all'inizio questo ti fa incazzare, in seguito arrivi a riderci sopra...
Scena: le pizze esposte nella vetrina sono pronte da mezzora e vanno ripristinate, tu hai una fame da lupi e devi aspettare ancora un pochino per sederti in pausa. Non puoi concederti fermi oltre a quella pausa, sei sola al banco e quindi devi essere sempre disponibile ad accogliere i clienti. Pensi che è un insulto alla fame nel mondo (da leggere come: la fame che hai in quel momento) dover buttare del cibo solo perché non più bello da vedere e un trancio di quelle pizze vorresti conservarlo per mettere il silenziatore al ruggito dello stomaco, così con scatto felino butti 5 tranci anziché 6, uno lo infili nella manica stile Asso e prepari le pizze nuove, speri che il banco possa stare qualche secondo da solo, giusto il tempo di mordere quella pizza che ti fa Marameo fin dove l'hai nascosta.
Prepari di nuovo la vetrina, senza nessun cliente all'orizzonte, inforni e spiani e condisci e tagli e rimetti tutto a posto e bello in vista. Due passi verso l'ufficio del retro dove ti aspetta la pizza e senti "Buongiorno".
Fanc'...
"Buongiorno, prego!"

Ecco la regola. Ecco la costante. 
Se tu hai fame e vuoi addentare qualcosa, non serve che lo dici, basta solo pensarlo. E la clientela assalirà il bancone, una squadra di pallavolo di serie G5 chiederà il pacchetto pizza+bibita congestionando lo spazio davanti alla vetrina della pizzeria, centomila bambini avranno voglia di gelato proprio in quel momento e tu, se avevi il bisogno di mangiare qualcosa, col cazzo che puoi farlo.
E non solo odi i clienti che arrivano lì a scombussolare tutto, ma li invidi pure perché non ce la fai a guardarli mentre si siedono al tavolo con quella pizza che stai pensando di assaggiare da un'ora... o con quel toast che volevi prepararti e non sei nemmeno riuscito a farcire che sono arrivate 15 comande riuscendo a superare il record imbattuto da anni.

Ecco, un paio di giorni fa al bar è successa più o meno la stessa cosa.
Fame. Toast. L'ho solo detto e una collega mi dice: "Ma no nooo zitta, che i clienti ti sentono!".
Oh cielo. Non mi piace essere legata a questi rituali, più ci credi e più ne diventi vittima.
Finché dicevo "ho fame, oddio che fame", niente. Appena sono passata ai fatti però è cambiato tutto.
Dalla zona dove si trova il "vano Panini" (dove sceglievo cosa mangiare) si vede anche la finestra del gelato e, dato che l'idea l'avevo ormai fatta diventare reale, magia delle magie: scorgo una fila di bambini che in quel momento ha sentito il bisogno di mangiare gelato e ho potuto solo tirar sul banco i due tost che pensavo sarei riuscita a farcire poco dopo. 
E servi un bambino, e "cono o coppetta"?, "No, la menta non c'è come gusto", "Un altro?". Passata mezzora mi sono dimenticata di mangiare e il pancarré si stava quasi indurendo sul banco.
Ho rimesso tutto a posto e ho deciso: nel caso avessi di nuovo fame, nemmeno lo penso. 
Faccio finta di preparare qualcosa per i clienti in sala e, a tradimento, mangio io.

E vaffanculo alle fenomenologie!

venerdì 11 marzo 2011

Stop alla buona fede

Se potessi mettermi un sottotitolo appeso al collo, oggi sarebbe questo: "Stop alla Buona Fede".
Ho parlato di una vecchia amicizia nata sul lavoro e morta inesorabilmente, abbiamo intuito tutti che - anche se è andata come è andata e sono convinta dell'opinione cui sono giunta - non è che io ci sappia passar sopra come niente... mi dispiace, mi sono sentita presa per i fondelli, mi sono sentita un po' fregata.
E basta. Stavolta no.
Quando metti la mano su una fiamma e la bruci, magari dopo non fa male quanto prima - perché la pelle è ustionata e ha perso sensibilità - ma conosci la sensazione, se avvicini l'altra mano alla fiamma sai già cosa significherà e avrai qualche riserva a farlo con la stessa spensieratezza di prima.
Dunque, ho smesso. Ho smesso di credere che se una persona mi guarda dritta negli occhi raccontandomi la sua verità, quella sia credibile perché mi è stata detta dritta in faccia. Ho smesso di credere che le mie orecchie sentono male, se qualcuno cerca di convincermi. Ho smesso di non avere fiducia in ciò che ho visto e sentito. Ho smesso di dare ragione a chi cercava di convincermi che per avere diritti bisogna aspettare. 
Oggi penso che, quando hai un diritto e questo è stato calpestato, non c'è motivo per non aizzarsi e reagire. Anche se dovesse significare una lotta. E, se la lotta non ha motivo, scemerà da sola. 

Quando sono stata accusata di essere colpevole di qualcosa e io ero certa di non aver commesso alcun male volutamente, ho raccolto la mia buona fede e l'ho messa sul piatto. 
Orgogliosissima. Ma disposta a guadagnarmi la fiducia degli altri, anche abbassando la cresta e dimostrando più del dovuto. 
Non vedo perché non dovrei esigere lo stesso.
L'ultima cosa che manca è un po' di impulsività, quella che a botta fa corrispondere risposta. E allora sì che ne vedremo delle belle!
Il processo di crescita, mi rendo conto ultimamente, è iniziato. Sto veramente diventando indipendente, lontana dalla sensazione di essere sempre sotto l'ala di mamma e papà. Lontana dal calore del posto conosciuto, delle persone che non tradirebbero mai. Sto apprendendo che il beneficio del dubbio va concesso solo a chi ha dimostrato di meritarlo. 
Sento che, anche se ho intravisto un muro e non l'ho schivato bene, il prossimo che mi capiterà a tiro lo affronterò anche meglio!

giovedì 10 marzo 2011

Gelosa? Chi, io?!

Eccomi, sono sopravvissuta :D
Ero abbastanza sicura che avrei destato una curiosità abnorme scrivendo un post come l'ultimo... volevo e non volevo scriverlo.
È che ero un leone in gabbia, quel giorno. Oh, chi ci avrebbe creduto?! 

Ci sono un po' di premesse da fare, per intavolare il discorso. Prima di tutto, non ritengo di essere una gelosa cieca anche se una mia frequentazione passata mi accusava di essere troppo "territoriale" perché non accettavo che, mentre ci trovavamo in un locale - ad esempio - dove lui conosceva la metà delle persone dentro, mi veniva difficile parare la pioggia di "amiche" che gli cadevano sul collo per salutarlo, con tutto l'affetto del mondo e con una stretta che manco stessero precipitando.
Ecco, se sei una testa di cazzo, sono gelosa come qualsiasi altra persona sulla faccia della terra. E pure rompicoglioni come stereotipo della donna rompicoglioni vuole!
Non mi piacciono tanto gli uomini femmina, quelli che amano tanto apparire in giro, fare i grandi VIP nei locali, gli organizzatori (delle mi' du' palle U_U), i diggei (con grande rispetto per i pochi esemplari rappresentabili della categoria) e i vari camicia-nera/pantalone-bianco/cintura che appaiono nella moltitudine delle discotechine e locali sparsi per il mondo. I discotecari (o discotechini) sono un genere bello da vedere finché hai 18/19 anni, poi diventano insulsi, improvvisamente.
Sono quelli che amano avere il loro angoletto privato e che lo ottengono lasciandoti il tuo. "Sì, vai vai, esci con le amiche" e tu pensi a fasi alternate: "Quanto vorrei mi facesse una bella scenata per sentire il brivido del suo amore" e poi "Mhh... troppo liberale, ma che va a combinare in giro con gli amici??".
Dunque è chiaro che non sono gelosa semplicemente perché non mi affianco a ragazzi idioti che non hanno in mente la mia stessa idea di relazione di coppia.
Il fatto è che Fidanzato piace un bel po' alle donne.
Mi sa che sono stata una delle poche cui è piaciuto solo dopo conosciuto bene* (chiarirò i tempi del conoscerlo bene più avanti). Ma ce ne sono parecchie che lo vedono e iniziano a fare le gatte morte.
E, finché lui rimane al suo posto e mura questi avvicinamenti, ok. Ma se, per qualche motivo, non lo fa... allora le cose tendono a diventare poco rosee.
Per me. Poi per Lui. E anche per lei! Sono una che sfodera l'ascia, se serve.
Donna, ci sono. E single lo sono stata a lungo. E, tendenzialmente, quando uno è fidanzato e ti piace, tu non sei mica gelosa della presenza di Fidanzata...
La single che fa la gatta morta con il ragazzo impegnato non mi garba assai (anche se, onestamente, quando ero dall'altra parte del muro non mi ponevo tutti questi ragionamenti etici. E, appunto, da qui mi viene da pensare che nemmeno le altre se li fanno nei miei confronti).
E non mi garba che il Fidanzato in questione un po' si lasci gattamortare.
Sarà che sono abituata molto bene. Ho sempre avuto poco di cui lamentarmi, Lui ha sempre lasciato nel dovuto angolino quelle che era chiaro avrebbero inzuppato bene il biscottino nel latte.

Ecco. Scopro una chiacchierata virtuale dove lui, forse convinto di non trovare alcun riscontro, rivela ad una vecchia conoscenza delle sensazioni passate che aveva nei suoi confronti. E la signorina in questione, anziché reputarla acqua passata, inizia a impavonirsi tutta.
E lui si è preso del fesso da me perché lo so che non è tanto ingenuo da non sapere cosa avrebbe trovato.
Il discorso è difficile... perché non voglio ne vantarlo troppo, ne sminuirlo. Ma, come già scritto, piace alle donne, le rincoglionisce proprio!
E forse sono una delle poche che prima di morirgli dietro ci ha messo più di due settimane (ho resistito per tre settiname, forse, ma - scattato il mese dal primo giorno che ci siamo visti in vita nostra - stavamo già insieme*).
Insomma. Non c'è molto da dire, più che ammazzare lei che si è presa e incassata la lusinga di pensare che cinque anni fa piaceva a Lui, ho preferito incazzarmi con Lui che le ha lasciato questa possibilità.
Oddio, che poi se mi capita tra le mani lei, le strappo pure qualche capello. Perché il suo tono lascivo mi è stato un po' sul cazzo. Catfight :D
La crisi è rientrata perché, poi, qualcosa mi fa pensare che lui si sia fatto il bagnetto nella mia scenata. Se la sia goduta bene bene. Come ho già detto, non sono gelosa e Lui non mi ha mai dato grosse proccupazioni.
Una volta mi ha fatto uno scherzetto creando una situazione simile per vedere come avrei reagito. Sono quasi uscita di testa e lui alla fine non ha trattenuto la risatina guardandomi tutto lusingato: "Allora sei gelosa, se vuoi!". L'avrei ammazzato :D
Gli piacciono queste attenzioni. C'è poco da dire. Non esco mai dal seminato tanto da diventare cieca quindi poi, anche con la peggiore delle reazioni, prende queste scenate per quelle che sono. Motivate.
C'erano un po' di indizi strani, che mi hanno portata a impazzire stavolta, tipo farmi filmini mentali tutti colorati e arzigogolati e non sapevo da chi partire per tagliare via la testa con la motosega... quindi ho fatto una cosina che ha - forse - convinto lei che lui avesse intenzione di continuare a tenere allacciato il contatto.
Lei, come avevo previsto facesse, l'ha contattato di nuovo.
Ehy tu, donna viscidina, prendi una bacinella, riempila di acqua, ficcaci la testa e affogatici dentro U_U

Ci faccio una bella figura a dire che non sono gelosa? Perché io continuo a pensare che non lo sono, ma boh... quando mi guardo allo specchio o mi rileggo mi viene qualche dubbio :D

Archiviata la questione gelosia, ho appreso qualche giorno fa che ImperfectWife mi ha premiata!

L'idea di questo premio nasce per sostenere i nuovi blog permettendo loro di avere maggiore visibilità nel marasma della rete.
Ci sono solo 3 regole da seguire:

1) Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog;
2) Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto;
3) Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato.

VINCITRICI

- Anime Nomadi - Blog dal piglio un po' schematico, ma l'idea di parlare di donne italiane espatriate è interessante e utile. Grazie alle interviste pubblicate periodicamente ho trovato alcune "amiche di blog" interessanti!
- Da Fidanzata a Moglie - ImperfectWife è un po' come me: precoce e coraggiosa, giovane e adulta, di cuore e autoironica. Ispirata dal suo blog, ho aperto anche il mio.
- Il destino mescola le carte e noi le giochiamo - Beccata tramite un'intervista su Anime Nomadi, Wanesia si trasferita in Germania per amore, come me. Siamo un po' nella stessa barca e l'empatia nasce spontanea. La leggo volentieri!
- Zia Atena, una zia aerospaziale - Simpatica e autoironica, si trasferirà presto in Germania e, anche con lei, so che condividerò post e commenti su stranezze, vizi e abitudini di Crucchiland.  

domenica 6 marzo 2011

A 'sto giro, mi girano U_U

Ok, ecco. Premetto che questo post è condito con aglio e pepe, non una delle mie solite placide scritture.
Sono abbastanza irritata e non vorrei spiegare perché. Oggi è così.
Non voglio pormi troppe domande sulla mia reazione, non voglio chiedermi se ho fatto bene o meno a seguire quell'istinto generato dal tremolio di rabbia di cui mi sono sentita fradicia nel giro di pochi secondi.
So che sono sempre molto ponderata, che concedo il beneficio del dubbio, che aspetto e aspetto e il più delle volte vengo definita credulona e babbea per quanta fiducia ho nel prossimo.
Ma, cazzo, no... qui sarei idiota a non uscire fuori di testa!
Vadano a quel paese le sette - quasi sei - ore che mancano alla resa dei conti, accidenti a me che non so starmi zitta e non so legare le mani perché non scrivano spropositi.
Accidenti, accidenti!
Che giorni di fuoco, cavolo.
Il mondo, poi, gira tutto a modo suo.
Robe surreali una sull'altra.
Che stracciamento di maroni stamattina... sto proprio sotto un treno.

La cosa bellissima è che so che oltre non si va, quindi - tipo - già da domani prospetto rose e fiori.
Tié.

P.S.
Ok, sì, lo dico. Fidanzato mi accusava di non essere gelosa? Ce l'ha fatta...
Adesso sono viola e, mi sa, anche un bel po' ridicola.
>.<

P.P.S.
La crisi è rientrata. Stop.
Alla prossima :D

giovedì 3 marzo 2011

Bilanci, fama e analisi antropologiche

Sono giorni che ho in mente qualche argomento da trattare qui.
Anche se sembra ieri, è quasi un mese che ho iniziato a lavorare e tutto è iniziato a girare.
Non sempre nel verso giusto, ci sono prove sempre nuove, ostacoli e scherzi della vita che, più che ironici, definirei sarcastici. Ma vabbe'...
Indipendentemente dalla piega che prende il tutto, è bello sentire l'aria che ci scorre addosso.
C'è chi ama l'estrema velocità e io di quella ho paura. Ma riconosco il piacere del movimento, capisco quale sia la sensazione alla base, quella sensazione di sentirsi vivi, attivi e capaci - in qualsiasi momento - di poter superare in potenza qualsiasi altro essere.

Lavorare, realizzarsi professionalmente, anche se non nel campo in cui si riversa tutto il proprio interesse, serve a tutte le persone per scoprire se stesse, per crescere e conoscere.
Come andare a scuola. Se da adulti ci si guarda dietro, si scoprirà che non è importante che instituto si sia frequentato e quali materie si siano studiate (a meno che poi quelle non siano diventate la base primaria del lavoro che si sta facendo e, quindi, si sono rivelate indispensabili), il succo degli anni passati con altre persone, a combattere quotidianamente in un piccolo specchio di società, è che si è appreso qualcosa di altre persone e si è deciso come agire e reagire, come imporsi e quanto esporsi. Come superare problemi e limiti personali.
Si sono instaurati rapporti umani con persone "colleghe" e con persone di responsabilità e grado maggiore, si sono stabilite vicinanze e distanze. Si è appresa un infarinatura della vita.
Lavorare permette di riprendere il filo con il discorso iniziato con la scuola.

Insieme alle insicurezze che hanno caratterizzato i primi giorni di lavoro, sono giunte anche delle gratifiche, specialmente negli ultimi giorni.
Dopo aver combattuto nell'adolescenza per conquistare la mia indipendenza, in seguito alla scelta che ho fatto, mi sono riportata a quella situazione dove non potevo muovere mani e piedi come volevo io e che odiavo tanto. All'inizio non è stato piacevole.
Io compro tutto con le parole e, qui, nemmeno quelle potevano darmi una mano finché non sapevo metterne insieme due in croce.
Non che adesso riesca a snocciolare un discorso fatto e finito, ma quel che mi serve me lo prendo.
Sto imparando a furia di sbattere il naso con persone che, non sapendo che sono italiana e che non capisco una cippa di tedesco, mi guardano storto dall'altra parte della vetrina chiedendosi perché non capisco che quando mi dicono "zwei löffel" vorrebbero semplicemente avere un altro cucchiaino...
Mi ci sono messa, in questa situazione, e adesso me le prendo tutte :D
Tanto sapevo che ad un certo punto qualcosa sarebbe cambiato e avrei iniziato ad avere più dimestichezza con tutto: l'ambiente, le persone, la lingua...
Se penso che all'inizio mi agitava chiedere alla ragazza dello Spielecenter (oddio, non ricordo se si chiama così o la terminazione è diversa... comunque, la tipica sala giochi Tettesca) un posacenere (Aschenbecher, da leggere come Ascenbèscia) per Fidanzato che, capito il mio imbarazzo nel masticare una lingua così strana, mi spronava a fare i primi passi anche per ridersela un po' ... ehh, mi sento sollevata adesso.
Da qui alla conquista del mondo ci vuole davvero poco ancora :D
Comunque, a me piace diventare pratica di qualcosa. Odio stare a zonzo provando qui e lì. La mia forza sta nel comprendere come vanno le cose, quali sono i binari, e prendere quella strada imparandola meglio di chi mi ha insegnato a percorrerla. Sono abitudinaria e schematica e questo mi aiuta.
Iniziare a vedere i primi frutti della cosa, mi soddisfa e mi rafforza sempre di più.

Qualche giorno fa, ero alla stazione mentre aspettavo il treno per andare a lavoro, e mi si affianca una bimba bionda con uno zaino rosa. Guardavo in direzione del tabellone che avvisava di un ritardo e questa bambina ha iniziato a parlare.
Convinta che ho scritto in faccia "Non parlarmi, tanto non ti capisco, sono italiana!" pensavo la piccola sapesse che non c'era trippa per gatti, quindi l'ho ignorata credendo non stesse parlando con me.
Invece no. Da lontana che era, quella vocina l'ho ascoltata meglio e mi chiedeva "Tu sei quella che vende XXX".
Io: "Vendo XXX?"
Bambina: "Sì, nell'XXX".
Io: "Ahh, Ja!".

Oddio, iniziano a riconoscermi per strada! Lei non me la ricordavo, altrimenti avrei anche collegato immediatamente il suo approccio a qualcosa di riguardante l'unico contesto che ci ha messe a contatto.
Ma, in fondo, non è andata male.
Ho fatto scena muta subito dopo, ma volevo tanto chiederle "Warum?", dato che sono curiosa e chiacchierona. È che se poi mi avesse dato una risposta troppo articolata, mi sarei persa in un fiume incomprensibile di parole e, non volevo portarmi nella fossa di mia spontanea volontà, tempo al tempo... sarà per un'altra volta :D
Mi è pure venuta la paranoia che me l'abbia chiesto con accezione negativa, della serie: "Ahhh, ma sei quella brutta stronza che...".
Lo scoprirò solo vivendo, fa niente :D

Il bello di iniziare a prendere confidenza con i luoghi e le persone è che poi si possono tracciare i profili degli individui che si vedono, fare riflessioni. Io, dopo che mi adatto con un nuovo luogo e una nuova situazione, mi apro finalmente a ciò che mi piace tanto fare: fare analisi antropologiche di chi incontro/vedo.

In pullman, qualche giorno fa, sale un gruppetto di ragazzini appena usciti da scuola.
C'è uno slot di quattro sedili sistemati come nel treno, in modo che - a coppie - si riesca a guardarsi in faccia. Due ragazzini si siedono lì, uno davanti all'altro, con le loro borse accanto. Un altro si avvicina e fa per sedersi dove è sistemata una delle due borse, spostandola. Ma il proprietario della borsa lo guarda come per dire: "Proprietà e sedile privati, sloggia". L'indesiderato sloggia, appunto, e i due faccia a faccia continuano a fare comunella. Un altro ragazzino siede dietro al prepotente. I numerosi altri vanno in piccionaia a fare casino, una coppia di ragazzine si isola nei due posti dietro al conducente e il pullman parte.
Il tizietto dietro al prepotente è talmente annoiato e invidiosetto del fatto che i due sono così collegati che inizia a disturbare Sua Prepotenza puntandogli il dito su una spalla. Prepotenza gli prende la mano e gliela stringe. Quello si ritrae ma riprende poco dopo, imperterrito. E Prepotenza allora non gli concede più attenzione.
Mentre i ragazzini in piccionaia fanno cagnara, inizio a ragionare sulle relazioni umane e le persone.

Ritorniamo al discorso della scuola. I nostri caratteri si delineano sin da quel momento. Anzi, sin da quando nasciamo, e tutto inizia a venir fuori quando si hanno i primi confronti.
I due ragazzini che si sono isolati, esigendo che fossero liberi anche i sedili affianco a loro - anche se in modo un po' spocchiosetto - hanno dimostrato di essere in un grado diverso dagli altri.
Non superiore, ma - anche non capendo i loro discorsi - era evidente avessero qualcosa di cui parlare. Non si sono fermati un attimo. Uno parlava e parlava, e l'altro ascoltava e interveniva a volte. Negli atteggiamenti parevano due adulti. E, orientativamente, avevano massimo 12 anni.
Comunque, molto discreti e posati, tagliate fuori le parentesi in cui si sono guadagnati la loro nicchietta privata.
In piccionaia era un continuo cianciare. Il classico gruppetto di ragazzini che cantano la canzone del momento, che si chiedono "Quale piace a te?" "A me piace Bruno Mars" e via a canticchiare Just the way you are...
Le due bambine dietro l'autista sono quelle a metà strada tra il voler stare da sole e l'essere tagliate fuori sia dal gruppo dei canticchiatori sia del duo dei prepotens. Si guardavano intorno come se il loro status non fosse voluto - come nel caso dei due ragazzini chiacchieroni ma posati - quanto subìto.
E mi sono ricordata dei tempi della scuola.
Mi chiedevo quale magia ci fosse nel trovare qualcuno con cui avere il piacere e la pretesa di isolarsi, scansando il resto del mondo con prepotenza. Mi sembrava altresì inutile stare nella ciurmaglia che cantava le canzoni del momento, troppo banale.
A volte ero una di quelle che la solitudine con l'amica la subìva, ma la maggior parte dei casi ero quella che, se si sentiva messa da parte, rompeva le palle al prepotente di turno infilandogli il dito nella spalla.
E credevo di essere una perdente. Che non avrei mai trovato quel qualcuno che mi avrebbe ascoltata parlare così come l'ascoltatore di Prepotens faceva. Pensavo che il mio stare da sola fosse un peccato, un marchio indelebile.
E poi, a sorpresa, sono cresciuta diventando Qualcosa migliore di ciò che credessi.
Senza alcun gruppo cui uniformarmi, mi sono costruita un'individualità personale, un po' stando qui e un po' stando lì. E sapendo diventare camaleontica, a seconda dei casi.
Questo ha fatto sì che non senta di aver bisogno di nessuno, se non di me stessa, o - a volte - dei miei cari. E che non cedo a nessun compromesso per avere qualcuno accanto, non ho ceduto quando la mia insicurezza di ragazzina poteva spingermi ad attorniarmi di mille persone inutili, e ormai non capiterà più perché non ho più l'età per cercare affermazioni effimere.
Le mie basi di forza sono altre. Sentire l'affetto degli altri è importantissimo, ma non sono cresciuta avendone la mancanza, al contrario. Se voglio amore, vero, incondizionato e anche a richiesta mi basta una telefonata a mia madre, un sms a mio padre o ai miei fratelli e loro sanno regalarmi il calore di cui ho bisogno. Ho sempre distinto l'amore vero da quello sbagliato, perché con l'esempio di amore vero ci sono cresciuta e ho imparato ad esigere lo stesso, talvolta di più, ma mai di meno!
E, mai l'avrei sospettato, ma tutto quell'eccesso di amore (che a volte sapeva anche dare la sensazione di soffocarmi), oggi è depositato lì, nella banca del mio cuore ed è sempre vivo e vegeto. Vivo di rendita, per tutto l'amore e le attenzioni ricevute e sono certa che, nel mio futuro, voglio regalare lo stesso a mio/a figlio/a.

Ho accumulato cento cose e cento riflessioni... si vede che erano tre giorni che avevo la voglia matta di scrivere, eh? :D