giovedì 28 aprile 2011

Il blog cambia casa

DA OGGI IL BLOG SI TRASFERISCE SU UNO SPAZIO INDIPENDENTE CHE POTETE RAGGIUNGERE CLICCANDO SOTTO.


mercoledì 27 aprile 2011

Only the brave

I'm back.
Eccola qui.
E non so nemmeno cosa diavolo scrivere. Ci sarebbe un libro da buttare giù, come sunto dei giorni che  separano questo da quello in cui ho scritto l'ultimo post.
Cosa ho ritrovato?
Amore, abbracci, sorrisi. 
Ma anche ciò che avevo lasciato. Un mondo che non volevo ritrovare o, almeno, che volevo reincontrare dopo aver conquistato una situazione migliore per me, per poter dire che - fuori - ce la si può fare e per poter avere una possibilità alternativa, oltre all'angolo in cui sono sempre stata.
E, al momento, non sono tanto sicura che fuggire - ancora - sia la scelta migliore.

Cosa mi fa arrabbiare di più? Il fatto che questo pensiero sia dettato dalla paura. 
Perché se fossi la stessa dell'anno scorso, magari, saprei concepire di nuovo l'idea di partire all'estero e -  aggiungo un altro magari - potrebbe pure andare bene.
Ci sono tante persone che, dopo il primo tentativo andato a semi-vuoto, hanno poi trovato l'America alla seconda battuta ma io, al momento, non saprei cosa reputare una cazzata e cosa reputare giusto da fare per cercare di farmi andar bene l'eventuale seconda volta che sto considerando.
Sono convinta che ognuno è artefice della propria vita. Chi non risica, non rosica.
Dovrei riprovare. Lo so. Sarò io stessa a capire come agire meglio e quando e perché, dato che ho imparato dalla prima esperienza, ma le esigenze di due non possono essere pilotate con uno stesso ragionamento comune, e sarà da tenere in conto anche questo.

Quel che penso è che non devo avvelenarmi la mente con troppe paranoie. 
È vero, devo ragionare e imparare e migliorare. Ho paura che non riesca a tenere le briglie di tutto, perché la paura di non avere la fortuna e il lusso che desidererei le ho superate da un pezzo, e sorridendo pure al destino beffardo.
Spero di essere capace di muovere in avanti aprendo un nuovo capitolo sereno che mi faccia crescere ancora, grazie al quale riconquistare fiducia e coraggio di muovermi ed esplorare.

Non è una bella giornata.
Un abbraccio alla cara Rita.

lunedì 18 aprile 2011

Il lavoro si trova ovunque, basta farsi sfruttare


L'Italia è un bel paese per passare le vancanze. Natalizie, estive, Pasquali, e finché ce n'è...

Siamo simpaticoni, noi Italiani: accogliamo tutti, ridiamo, beviamo, facciamo festa e tutto finisce sempre a tarallucci e vino.
Non ci prendiamo sul serio noi stessi, figuriamoci se gli altri - gli stranieri - ci guardano con rispetto.
Ho passato l'intero inverno in Germania, non ho seguito la tv Italiana e, adesso che sono tornata, quando capito davanti ai diversi programmi che costellano i nostri palinsesti, sono molto più critica di prima. Ho migliorato l'istinto di osservazione.
Io sono un'abitudinaria, di quelle "furbette".
Se ho un abitudine comoda, non la lascio facilmente, se passo da una situazione mediocre ad una buona, mi ci adatto al volo e ho difficoltà a cambiare, poi.
La Germania è stata difficile, inizialmente, ma gli aspetti migliori della Nazione non ci hanno messo tanto a entrarmi nelle vene, quindi adesso mi rendo conto di tantissime differenze... e, tra le altre cose, mi accorgo subito se sento delle cretinate al TG, dette dai nostri carissimi politici (e anche da altri, ma l'argomento di oggi è questo).

Io non so chi sia Tremonti, di che schieramento sia, che cosa faccia, dove abiti, che dialetto parli, che compiti svolge... ho solo capito, pochi secondi fa*, tramite un servizio al TG5 che lui è andato a Washington per fare qualcosa e, nel frattempo, ha anche dichiarato che in Italia non è vero che non c'è lavoro.
La prova che dimostra la veridicità di questa affermazione - per lui - è che, su tantissimi immigrati che si trovano nel nostro Paese, la maggioranza di loro hanno un occupazione e LAVORANO LAVORANO LAVORANO, di giorno, di sera e di notte!
Di notte.

Questo è il metro per giudicare la voglia di lavorare delle persone?
Allora io potrei dire che in un qualsiasi paese del terzo mondo sono tutti buongustai e pure che sono un'ottima cuoca perché se vado a offrire ad un affamato qualsiasi un tozzo di pane con dentro un po' di salsa tonnata la divorano facendomi pure i complimenti per la ricetta!
E io, come cuoca, faccio parecchio pena.
So sfornare un sacco di luoghi comuni, comunque. Se ne volete altri, chiedete pure!
Del resto, è facile sentirsi leoni quando dall'altra parte si hanno dei minuscoli topolini.

Avendo trascorso l'intero inverno in Germania, ho avuto occasione di imparare una regola fondamentale per la persona che vive in un paese che non è il proprio: se non vuoi vivere da fuggiasco e ti trovi all'estero, devi da lavora'!!
Dal momento che ormai – detto in parole povere – ultimamente nessuno sta più a casa propria, si è innescato un simpatico meccanismo che da il via a tutti questi inconvenienti lavorativi (e, in realtà, cose simili si verificano anche in altri contesti. Ma questa è un'altra storia).
Prendiamo, ad esempio, un extracomunitario che arriva con il barcone dalla Libia e sui due piatti della bilancia ha - da una parte - la sua terra con le bombe, la guerra, la morte e - dall'altra - l'Italia con una tendopoli improvvisata e la possibilità di un lavoretto del mezzo piffero scartato da qualcun'altro che ha la possibilità di fare una scelta migliore per se stesso.
Se per costui la seconda opportunità è il meglio cui possa ambire, bisogna sempre ricordare che quello è il suo punto di vista, considerata l'alternativa.
Per tale extracomunitario, anche 5/10 euro al giorno sono tanti, a confronto di come era abituato prima.

Il fatto che i ragazzi italiani rifiutino un lavoro con una paga simile li rende automaticamente viziati?
Io dico che sono semplicemente a casa propria, magari abitano ancora con i genitori e possono aspettare un'opportunità migliore, o forse hanno una laurea che li porta a considerare lavori di altra entità o magari parte di loro non sanno niente di tutto ciò perché sono partiti all'estero e non sono più rientrati.
A scoprire che il mondo del lavoro può offrire tanto di meglio.
E fu così che il cane iniziò a mordersi la coda...

Anche io ho dovuto accettare i lavori più umili stando all'estero e – sorpresa! - la paga di un operaio sottopagato in Germania è anche più alta di quella di uno pagato discretamente in Italia.
C'è da ridere, eh!
Roba che ti sembra di aprire gli occhi dopo anni e anni di sonno.

Io, Italiana, ero cosciente di non poter ambire subito al meglio perché stavo in una situazione straniera, non mia, ma questo non mi ha mai impedito di sapere che c'era anche chi stava meglio di me.

Nonostante parliamo di proporzioni diverse, ero extracomunitaria in Germania quanto un libico lo è in Italia.
E, dunque, prendevo ciò chi mi capitava, ciò che i tedeschi scartavano ma che rispetto ai miei standard era ottimo, perché l'alternativa era stare a vivere sulla strada, con la famiglia a kilometri e kilometri di distanza che non poteva offrirmi il tetto mentre cercavo qualcosa di più soddisfacente sotto il profilo economico.

Avere vissuto all'estero mi ha cambiata.
Oggi, se mi trovo davanti a una situazione di sfruttamento lavorativo in Italia, me ne accorgo meglio di prima e tendo a scartare ciò che è più scandaloso. Anche se finisco per essere giudicata viziata!
Croce e delizia per l'Italia è che, fortunatamente, i giovani di oggi hanno aperto i loro orizzonti e hanno guardato un po' più in là del loro naso, scoprendo che ci sono condizioni di lavoro molto migliori di quelle che tendono a offrirci nel nostro Paese.

Dunque, ritornando al discorso di Tremonti, io non so che lavori stiano facendo questi numerosissimi stranieri e che dimostrano che la disoccupazione è solo una favoletta inventata dai fannulloni ma ho paura che tutti questi ragazzi lavorino per una miseria che, per loro è anche accettabile, ma per un occhio che non ha mai vissuto la desolazione di una guerra è un'offesa.
E lo sfruttamento è sempre un'offesa.
Poi, che si accetti la condizione perché l'alternativa sarebbe anche peggio, questo lo capisco bene, ma lo sfruttamento c'è, rimane.

Diritti a pause, pasti caldi, vitto, alloggio, tutele varie ed eventuali.
Condizioni basilari per un qualsiasi onesto contratto lavorativo.
Condizioni che chi conosce le leggi, chi ha un po' di esperienza, chi ha messo il naso fuori casa e ha imparato a vivere e confrontare, chi ha sviluppato spirito critico e chi non vuole svendersi, regalare la propria salute, pretende per se stesso perché sa di poterle esigere.

La conoscienza – nel senso completo del termine – è una brutta minaccia per l'ignoranza.

Chiunque si possa permettere di scegliere, lo fa, perché sa che una condizione migliore è sempre la scelta più giusta.
Chiunque sia costretto dalla propria necessità, invece, non può permettersi di scartare qualcosa.
Chiunque abbia bisogno è diventato carne da macello, questa è la verità.
Costruire qualcosa, cercare di farlo, è una condizione che dà al proprio „avversario“ il coltello dalla parte del manico.
Avere bisogno di lavorare, a qualsiasi costo, anche per racimolare quattro soldi - „che sono sempre meglio di due“ - fa sì che si dimentichino tanti principi che dovremo difendere per noi stessi e per il futuro dei nostri figli.
Ci rende i principali responsabili del fatto che il ricatto che è perennemente in atto non si trovi mai davanti ad un muro in cemento armato.
Quanto mi piacerebbe che tutti potessero alzare la voce e protestare, che tutti avessero la possibilità di sacrificare qualche giorno di lavoro senza rischiare di non mangiare, che si riuscisse a unire le forze per riuscire a piegare il sistema, facendo sì che diventi un obbligo stabilire certi standard di condizioni di lavoro.

Sono sicura che tutti quegli immigrati che lavorano in Italia e dimostrano che la disoccupazione non è realtà, non sanno che la domenica è un giorno di festa e che è un diritto essere pagati di più quando prestano servizio in tale giorno, gli stessi non sanno che se lavorano ore in più rispetto al servizio ordinario, devono essere retribuiti di conseguenza, magari non sanno neanche che l'esperienza va ripagata e che, di anno in anno, si acquisisce un aumento di stipendio per „anzianità“.

Se ho bisogno di un lavoretto perché mi trovo all'estero e voglio evitare di essere cacciata, la mia priorità non è battermi per diritti per cui non posso permettermi di perdere tempo, ma questo non mi impedisce di rendermi comunque conto che sto alimentando un sistema sbagliato, che sto lavorando al posto di uno che sta „scioperando“, che sto rendendo nulla la protesta di chi non vuole cedere ad una condizione non accettabile.

Tremonti ha voglia di criticare gli italiani che non abbassano la testa e accettano tutto.
Per cento stranieri che fanno lavori ingrati in terra nostra, ci sono altri cento italiani che emigrano e vanno a fare ciò che tedeschi, inglesi, francesi o americani non fanno nella loro Germania, Inghilterra, Francia e America.

E siccome volevamo che tutto il mondo fosse paese e che non esistessero più confini, eccoci accontentati.
La propria terra diventa come la casa della nonna: ci si ritorna sempre per le vacanze, con il sorriso sulle labbra e tanti teneri ricordi, non si dimentica mai perché si è andati via e, certamente, non si ritornerebbe mai indietro.

*bozza dell'articolo scritta ieri sera.

martedì 12 aprile 2011

Ispirata da Anne Frank

Sono giorni che pubblico fotografie e non approfondisco scrivendo qualcosa, come facevo un po' di tempo fa.
Mi manca uno spazio ideale per isolare il cervello dal resto del mondo, che è la condizione utile per riuscire a canalizzare le idee e scriverle con ordine.
Ci sarebbero miliardi di cose da dire.
Vorrei, come sempre, metterlo nero su bianco per ammetterle fingendo di leggere un romanzo estreaneo alla mia vita e anche per poterle poi leggere e analizzare e capirle in seguito.
In questi giorni sta ritornando a galla la vecchia passione per la lettura e, guarda caso, mi è capitato per le mani il „Diario di Anne Frank“.
Nel periodo scolastico in cui lo leggemo in classe, lo trovai noioso.
La cronaca die giorni sempre piatti e monotoni di una ragazzina nascosta durante la seconda guerra mondiale... per poi scoprire che, anni dopo, in quella ragazzina avrei ritrovato parte di me. A partire dalla passione per la scrittura, passando per il sogno di diventare scrittrice o giornalista in futuro, arrivando al fatto che un diario l'ho sempre tenuto e, ancora oggi, lo scrivo on line, nella forma moderna di diario segreto: il blog.
Se dico che il mio primo diario ricevuto per il compleanno l'ho iniziato a scrivere in quinta elementare quando a scuola iniziammo a leggere proprio il libro di Anne Frank, ci si crede?
A quel libro avevo dato un appuntamento futuro in una data non specificata, non avevo veramente chiuso i ponti e in questi giorni ho semplicemente ritrovato il gusto di riavvicinarmi alla questione.

Sono capitate anche altre cose che mi hanno colpita, una fra tutte: ho constatato la perdita di alcune persone cui sono certa di non aver fatto alcun torto, ma in qualche modo serbano risentimento nei miei confronti.
Perdita.
Interessante uso della parola, direbbe la mia amica Veronica.
Non si tratta di una perdita che mi provoca vero dispiacere, come nel caso di quella vecchia amica con cui c'è stata la diatriba scatenata dalla nota infame su facebook. Ma è uno di quei fatti che mi istiga prepotentemente a ragionarci sopra.
Sono uno spirito libero, io. Nelle amicizie amo avere i miei spazi, non farli invadere, non sono abituata a far sapere alle mie amiche o a qualsiasi conoscente che frequento per brevi o lunghi periodi le date delle mestruazioni, il giorno in cui incasso lo stipendio o le mie abitudini più private.
La verità è che amo moltissimo stare per conto mio, quindi poi certe robe private e personali le conosce chi vive con me ogni singolo momento della vita, gli altri sanno solo il resto, e lo sanno quando lo racconto loro nei momenti che non dedico a me, me medesima e me stessa.
Insomma, ho avuto periodi mondani, tutti discotecosi e localosi, fatti di sms „oh, a che ora ci vediamo davanti all'ingresso?“, di chiacchierate al tavolo di un locale „io con quello mi ci sento e basta perché non mi sembra tanto affidabile“, „con il mio ragazzo ci siamo conosciuti e messi insieme nel giro di una sera e una notte passate a parlare altissimo per contrastare la musica e ballare, ballare e ballare fino a che il sole non è salito all'orizzonte e ha illuminato la pista della discoteca“.
Cazzo, possiamo non aver condiviso anni e anni di amicizia, possiamo anche aver avuto un legame durato poco ma per me questo non significa la cancellazione definitiva.
Non ho amicizie vere e indelebili, quindi forse faccio confusione quando mi aspetto una risposta cortese e positiva dopo che mi faccio risentire dopo un secolo che sono sparita.
Dopo che siamo sparite entrambe e abbiamo condotto la nostra vita.
A me, del fatto che non ci caghiamo da un'eternità non interessa niente, possiamo riscriverci e scambiare quattro parole e nessuno è compromesso.
Non capisco 'sta cosa del 'se non ci sentiamo ogni singolo momento, ogni singolo giorno, se non ci siamo frequentare regolarmentissimamente per almeno un tot di tempo, allora ci possiamo anche cancellare a vicenda'.
Perché altrimenti mi cancelli fisicamente dalla lista ancora prima che io ti possa contattare, visto che non ti scomodi a dare una cazzo di semplicissima risposta...
Non saranno poi tanto leggere da volare davvero, le parole, ma non pesano nemmeno così tanto che ormai la gente non le tira più fuori per una semplice risposta.
Cazzo, pare valgano oro, ormai!
Non ci rimango proprio male, è che ho la segreta speranza che il mondo di punto in bianco si inizi a popolare di persone che non hanno bisogno degli altri costantemente.
Vorrei che fosse possibile fare la propria vita, dimenticare il resto del mondo, lavorare e passare in gallerie buie in solitudine per poi uscire dal tunnel e ritrovare i volti incontrati una o più volte nel passato.
Ritrovarli, sul serio però. Sorridenti, che anche loro hanno condotto la loro vita, sono cresciuti, hanno ingrandito i loro orizzonti, sono sereni, e soprattutto non hanno la voglia di farti pesare che tu sei stato/a per conto tuo per un secolo e ora rispunti dal nulla così, dopo non esserti fatto/a sentire da tanto e pretenderesti pure che non ci rimanessero male.
Forse sono strana, ma per me non ci sono vincoli per vivere e spostarsi, muoversi e esplorare la vita, anche scoprendola da soli.
E sentire il peso di questa scelta da parte degli altri è ogni volta la constatazione del fatto che il cervello delle persone può anche conoscere il meccanismo dell'ibridazione chimica di un composto organico, ma non sa arrivare a concedere agli altri lo spazio di cui hanno bisogno.
La mente che sa comprendere un procedimento complicato è proprio quella che si incastra nel comprendimento delle cose più semplici.
È un controsenso, ma quanto è vero.
Tutti i geni del passato sono passati alla storia e hanno dato i natali alle loro invenzioni proprio grazie al fatto che il loro cervello, per assurdo, aveva tante lacune nella comprensione di cose di minima difficoltà.
Non esiste la perfezione assoluta, non c'è un cervello umano che sappia evolversi in tutte le direzioni.
Il genere umano non saprà mai raggiungere una perfezione così.
Mi sento un po' come quei geniacci leggermente stralunati nati con un prodigio nella testa e nelle mani ma senza la minima concezione di come si debbano gestire cose tanto semplici come i rapporti umani.
Riportandola ad un piano meno ipocondriaco, credo che il caso di cui ho parlato sopra possa essere l'ennesima situazione dettata dall'invidia.
Se sei mio amico su facebook leggi diversi affari miei che, forse, provocano un moto di stizza nelle persone che, anziché evolversi e lasciare la loro vita tutta musicale e casinara, stanno fermi sul loro binario da anni e passano da una delusione all'altra sbandierandola sulla bacheca e cercando costantemente sostegno di una persona qualsiasi, tra chiunque legga.
Io odio urlare i miei dispiaceri, ne parlo solo se li sto analizzando, ma non cerco sostegno dagli altri della serie: „oohhh, poverina, che mondo stronzo ti gira attorno!“. Me ne frego se non ottengo una risposta solidale che mi dia il semplice contentino che mi porta alla conclusione: 'il mondo è una merda e io sono una povera derelitta che ha tutte le sfighe del mondo sulla testa“.
Sì, gran parte delle cose che mi capitano sono anche causa mia, e ragionando e scrivendo voglio arrivare a capire la situazione, ma se le persone non stanno lì a fare la gara per darmi il loro sostegno non è che inizio a scrivere la lista nera di chi non va più calcolato, nemmeno in nome della semplice cortesia.
Dunque, la deduzione più semplice che mi verrebbe da fare è che gli spettatori della mia pagina vedono che combino i cazzi miei molto beatamente, che – se  scrivo – scrivo solo cose belle e positive, che se pubblico roba è sempre riguardante i miei piaceri, i miei amori.
Che se scrivo i miei problemi, non li ingigantisco piangendo a fontana.
Che, dopo tutto quello che succede, prendo valigia e giro il mondo. Pubblico foto di tutti i posti che visito, che sono fidanzata e che la mia è una vita con i controcoglioni. Sembrerebbe, almeno. E solo la capacità di saperla far apparire così fa incacchiare mezzo mondo.

Dunque, ricevo un tuo messaggio in un momento in cui sta sicuramente succedendo qualcosa, come quando è successo qualcosa nella tua vita e io non ti ho scritto un bell'emerito cazzo. Per coerenza, e anche un po' per osmosi e pure per la legge del contrappasso, facciamo che non ti rispondo.

Ah ah.
Certo non le avrei risposto: „brutta stronza, allora rispondi se ti cercano“. 
Me ne frego se non mi ha mai scritto di spontanea volontà quando era chiaro che nella mia vita stava accadendo qualcosa, sarebbe bastata la risposta a ciò che ho scritto io, un po' per approfittare di un discorso per rompere il ghiaccio, e – volendo – avrebbe potuto chiedermi di me senza che io avessi intenzione di farle pesare che me l'ha chiesto solo dopo che l'ho contattata io.
Boh, ripeto, io i meccanismi delle amicizie non li capisco proprio.
Amore e amicizia sono, per me, gli unici contesti dove non vanno messi regole e obblighi. Certo, se abbiamo smesso di sentirci per un particolare motivo, in seguito ad un disguido, non ho niente da dire, capisco bene.
Ma se sono le nostre personali vite ad averci allontanato, cosa conta quanto siamo rimasti distanti? Anzi, a volte può essere divertente ritrovare qualsiasi persona con cui si sia condiviso qualcosa, e capire cosa è cambiato e come.
È bello.
A me piace ritrovare le persone dopo tempo perché così c'è tanto da raccontare, sia per me che per la persona che ritrovo.
Amo aggiornare gli altri e amo scoprire le loro novità.
Quindi non mi offendo se una persona – per varie ragioni – non la sento o vedo più, se la reincontro si riprende semplicemente il filo del discorso.
So che ci sono le persone incapaci di questo e, fortunatamente, conosco anche esemplari unici che sono simili a me. Che sanno ritrovarti, sanno essere ritrovati e ci sono sempre.
Hanno vissuto, ti hanno lasciato vivere, e sono sereni per conto loro, anche per te magari... e tutto è più semplice.

domenica 10 aprile 2011

Passione riscoperta

Era diverso tempo che non mi ritrovavo in un luogo sconosciuto tutto da visitare, per scoprire che molti angoli di esso meritassero di essere catturati in un'istantanea. 
Ultimamente mi capita spesso. Quando un luogo non mi sorprende più, cessa anche la voglia di fotografare ma, per una somma di coincidenze, ultimamente circolo spesso con la fotocamera in tasca.
E foto... tante fotografie.
Da tutte le angolature, a particolari interessanti o ad oggetti animati e inanimati del tutto semplici.
Qualche giorno fa siamo passati sull'altra sponda della Dora e abbiamo scattato nuove foto, queste sono - tra quelle meno personali - quelle che preferisco e che ho scattato con il semplice gusto della fotografa.
Mi ricordo tanto quando ero bambina e ogni due giorni cambiavo sogno per il futuro.



















Sottofondo musicale: Sono già solo - Modà

mercoledì 6 aprile 2011

Verstatile Blogger e un po' di fatti miei

Sono stata (ancora) premiata!!
ImperfectWife e Cristina mi hanno nominata tra le vincintrici di questo nuovo concorso tra blog chiamato, appunto, Versatile Blogger.

Stavolta l'immagine logo del concorso, ce la infilo, non come l'altra volta :D
Comunque, il gioco prevede che io vi riveli 10 cose di me e poi passi il testimone a 10 altre blogger che leggo e che stimo...
Ecco i 10 "fattacci" su di me:

1. Sono abitudinaria. Il mio cervello ha spazio per tante cose e trovo che ciò sia stupendo, quindi ritengo un'inutilità non stabilire delle "abitudini" per poi dover tenere a mente cento cose che, invece, se fossero schematizzate sarebbero più semplici da memorizzare e ricordare, lasciando spazio a tanto altro.
2. Sono maniacale. Diretta conseguenza o forse diretta causa del punto primo. Anche se c'è il punto terzo (non correte lì, adesso), io ho un'ordine e una maniacalità anche nel mio disordine. Con mia madre ho fatto tante lotte per farle capire che quando mi risistemava la camera non era solo una presa di posizione dire, dopo: "Cavolo, adesso non trovo più niente". Sono maniacale perché se apparecchio una tavola da 6/8 e via dicendo, i posti che si trovano uno davanti all'altro devono essere allineatissimi. Sono maniacale perché se noto che tra il letto e il muro c'è uno spazio, mi rimane la fissa di avvicinare lo schienale bene finché, appunto, non lo faccio. E tutto ciò che capita nel frattempo è un noioso impaccio. 
3. Sono disordinata. Mischiare un'anima abitudinaria con una maniacale potrebbe far venire fuori una persona ordinatissima e sempre organizzata. Io sono quasi sempre organizzatissimissima, ma ordinata... ehm. Ultimamente, con la vita indipendente che ho iniziato a fare sono diventata meno scandalosa, sotto questo punto di vista, ma solitamente il mio ordine tiene conto di una sola regola, in generale: tutto ciò che utilizzo più spesso va tenuto in cima. Ecco, nell'armadio - ad esempio - questa è la prassi. Trovo tutto più in fretta, essendo abitudinaria non sto a cercare un abbigliamento diverso per ogni evento e per ogni giorno diverso: ho i miei capi comodi, i capi preferiti, ciò che ci sta bene in una particolare occasione e non scantono molto spesso. Se, poi, qualcosa non si trova e io non ho tutto sistemato bene e visibile, per la fretta salta tutto in aria. Da qui, il disordine cosmico. Ma io so già che ciò che è finito per aria non ha interesse per me :D
4. Amo scrivere. Si vede, no? Sono una giornalista 2.0, non mi piace correre sul luogo di un delitto e riportare lo scoop per prima. Mi piace osservare e raccontare, recensire. Cose che, magari, per chi è tradizionalista non interessano nessuno. Io ho la sensazione di avere un cervello complicato e del tutto originale, quindi so che ciò che macino in testa, per chi ama leggere e ragionare come me, è un bel "viaggio". Di qualsiasi cosa io 'parli'.
5. La mia prima macchina da scrivere la ricevetti come regalo di Natale/Compleanno a 10/11 anni circa. Con quella scrissi un'intervista inventata a Britney Spears che poi diventò una pagina di un magazine che scrivevo privatamente sempre a quell'età. Lo chiamai "Gossip" e seguiva la falsariga dei giornali musicali e femminili che leggevo all'epoca (Tutto e Kiss Me sono due tra i vari nomi). Tagliavo immagini da altri giornali e rielaboravo articoli letti e notizie sentite in tv. Facevo un giornalino artigianale e fingevo di avere dei lettori e mi imponevo una scadenza, sempre per lo stesso motivo. Con l'avvento del computer e della stampante la qualità di questi miei lavori migliorò ma il declino arrivò con internet. Troppe fonti e troppo facile copiare e incollare. Era finita l'era in cui era affascinante leggere una sola fonte e rielaborare a modo mio. Avere internet come fonte ha reso corrotto quel gioco che mi era piaciuto tanto e, parallelamente, ho scoperto i siti internet e la loro capacità di essere magazine dinamici. Sono quindi passata da creare giornali a creare siti internet. Ecco un altro dei motivi per cui mi ritengo una giornalista 2.0.
6. Per amare tanto qualcosa/qualcuno, devo anche essere capace di odiarlo/a. Le persone che hanno un posto più largo e duraturo nel mio cuore sono quelle che mi hanno insegnato duramente certe lezioni. Quelle persone che - come me - ritengono che non si debba cambiare se stessi e le proprie convinzioni facilmente. Per convincermi e portarmi dove vuoi, ti basta anche poco, eh... però devi conoscere il modo per accedere a questo privilegio, altrimenti non si va da nessuna parte!
7. Ho imparato ad amare la mia terra, anche se è stata a lungo matrigna con me. Amo il mio sole e le mie semplici e stipende spiagge. E non le cambierei con niente al mondo, temporaneamente posso trasferirmi, ma il mio cuore è sempre nella caldissima e dura Sardegna.
8. Amo ricordare i bei tempi, soprattutto se quando li ho vissuti ero incosciente di quanta ricchezza erano pregni. Mi piace ricordare l'estate scorsa. So che ci saranno moltissime altre belle calde stagioni, ma quel periodo sarà sempre lì... mi piace ricordare che non mi sarei mai aspettata di vivere tante cose nuove e importanti, mi piace pensare alla convinzione che sapevo tutto e sapere che mi mancava ancora tanto. Che potevo imparare ancora moltissimo...
9. Sono internet dipendente. Non ho vizi come fumare o bere, o uscire o fare shopping ogni tot di giorni, ho giusto la fissa del web. Blog, siti, pagine di quotidiani... un po' di tutto. Devo per forza fare un bel giretto on line per chiudere bene la giornata.
10. Anche se non è tutto perfetto, sono felice. Ho smesso di non guardare le cose col giusto occhio... basta pensare a chi ci vuole bene. Basta pensare che potrebbe esserci di più, di meglio. Ho un uomo che mi ama, una famiglia stupenda e sempre presente. La perfezione arriverà col tempo!

Ora vanno premiate altre 10 blogger.... eccole qui:
Zia Atena: grazie alla sua strepitosa preparazione e ai suoi studi fantasmagorici è finita in Germania a lavorare per un'azienda strafigosa. Ma la seguo anche da prima che arrivare in crucchilandia, eh :D È simpaticona, una ragazza come tante, le piace scrivere ed è zia. Unisce tutto nel suo blog. Tutto ciò la rende, come si definisce lei, una zia aerospaziale!
Wanesia: lei è molto simile a me. Sta in Germania e l'ho beccata quando c'ero anche io. Molto in sintonia per via del fatto che entrambe ci trovavamo a commentare la fase di adattamento nella terra dei crucchi :D Una donna adulta che, a quanto ho potuto dedurre, ama comunque sognare e vivere in modo scanzonato e spensierato. Ammirevole!
Cristina: parla di mille cose, consiglia ricette sfiziose e scrive per una rubrica settimanale. È pacata e incute sicurezza. Non ha paura di raccontare le sue confidenze, non teme di confessare i suoi più profondi pensieri e di condividere le preoccupazioni. In qualche modo, pur confessando le sue normali paure, tradisce una grande forza.
Pandora: prima si nominava Ambra. Non so nemmeno se mi legge, non so se mi conosce (internetticamente parlando), ma leggo qualche volta le sue confidenze. È profondamente triste, dentro di se. Non sembra voler fare presto qualcosa per cambiare la sua vita. Ha una forza di conservazione grandissima. Rappresenta, per me, un mistero. Ma la leggo spesso...
Vita da gemella: si tratta di un blog scritto da un uomo. Parla delle sue tre figlie: una di sette anni e due gemelle quasi duenni. Simpatiche le avventure delle bimbe, l'ho messo nei miei Read e ve lo consiglio!
Vita a San Diego: la blogger autrice racconta la vita Americana attraverso post tematici a tratti lunghi, a tratti brevi. Molto interessante, fa sentire molto l'odore del sogno americano :D
Pollywantscracker: l'autrice ha tre figlie ed ha solo 27 anni (quasi, per la precisione :D). Scrive in modo scanzonato e anche ermetico. È interessante leggerla, anche se non commento spesso. Mi piace il modo in cui scrive, anche se a volte non mi trovo sempre nei temi che tratta.
Marissa1331: Marissa alias Tati è fenomenale. La blogger che seguo da più tempo. È simpatica, è divertente e assolutamente scoppiata mentalmente! Scrive senza avere un ordine, sembra perennemente innamorata. Credo ami semplicemente vivere. Sembra che non abbia ferite davvero dolorose, e se ce le ha, preferisce non inquinare la sua scrittura leggera e a tratti ermetica con brutte macchie. Un po' pazza, e lo sa ammettere.
Annastaccatolisa: Coraggiosa. Che altro si può dire? Lei ha il cancro e sul blog non nasconde niente, leggerla è una lezione.
Elastigirl: ha tre figli fenomenali. Fa ridere a crepapelle per come racconta le loro storie!  Donna realizzata professionalmente, sposata con un inglese perennemente in trasferta e autrice di due libri tratti da blog. La invidio spudoratamente, dal mio blog vorrei farci un libro. Magari, un giorno :D

Ok... c'è voluto un anno intero per questo post, spero che ci risentiremo presto e - ve lo anticipo - spero che sarà quando sarò ritornata nella mia terra!

lunedì 4 aprile 2011

Ferie ad Ivrea

Lasciata la Germania, siamo un po' appesi... non so se vi siete accorte che sono praticamente sparita.
Internet c'è, ma il tempo disponibile e la tranquillità e l'isolamento che spesso sono fonte di ispirazione per i miei post mancano, adesso.
A dire la verità, la ricerca di una nuova e ospitale realtà per me e Fidanzato è il centro di tutto e non c'è molto da dire, da commentare, da vedere come ho sempre fatto.
Se non consideriamo il fatto che - dopo esser giunti in questa tappa del nostro viaggio - ci siamo concessi una bella passeggiata nel circondario e io ho scattato tante belle fotine!
Mi trovo vicino a Torino, ci rimarremo ancora per un pochetto e, appunto per questo, volevo fissare questi luoghi nella mia mente. Tutto cambierà, ma ogni luogo merita una foto, merita un posto nella nostra mente e nel nostro cuore.
Quella ringhiera rossa cui ci si affaccia sulla Dora, ad esempio, perché non ricordarla per sempre?
È la ringhiera che ha ascoltato una Nostra lunga chiacchierata, che ci ha visti tristi e felici, sotto il sole o il cielo coperto, mano nella mano o slegati ma insieme.
E la cascata con la statua di Camillo Olivetti, che è il fondatore della fabbrica più importante di Ivrea (appunto, l'Olivetti), già miseramente fallita però, diversi anni fa.
La Dora è il fiume che passa per Ivrea - Dora Baltea, per la precisione - e, secondo le condizioni meteorologiche, le luci e i riflessi sono uno spettacolo.








E poi, bellissimo, il Castello di Ivrea. Con le sue tre torri maestose.









...cime innevate, di là, vicino alla Val d'Aosta...
E, infine, il Duomo di Ivrea. Con stupendi capitelli Corinzi (l'ordine di capitelli che preferivo quando studiai l'arte greco/romana alle superiori!)


Bello, n'è'?

lunedì 28 marzo 2011

Quanto Ti Amo

Se la vita ti da dei limoni, tu cosa puoi fare? Una limonata! Lo diceva sempre nonna Raynolds, alla mia amica Veronica Mars.
Ecco, la vita può anche regalarti merda, e tu puoi sempre decidere di coltivarci i campi, anziché mangiartela.
Senza troppi particolari, potrei anche affermare che il capitolo Germania si è concluso.
Non che la cosa mi entusiasmi molto, un progetto che io inizio deve andare a finire bene, come dico io, a volte faccio anche in modo che prosegua per forza. 
Comunque, potremmo anche decidere di continuare la vita all'estero, un po' più ad est. La vita ci dirà che combinare.
In tutto questo guazzabuglio c'è qualcosa di stupendo.
Noi.
Ci saranno pure centomila argomenti da poter affrontare ma, per me, la cosa più importante al mondo siamo diventati Noi.
E, se ci penso oggi, per tutti i nostri risultati insieme, sono contenta di aver fatto la mia scelta.
In barba alle raccomandazioni preoccupate, in barba alle amiche che mi mettevano in guardia, in barba alle mie paure da ragazzina mai uscita di casa.
Se penso oggi a tutto... mi sorprendo ancora tanto, di come sia riuscita a prevedere la specialità di tutto questo, anche quando non c'erano i presupposti evidenti, ma solo il mio istinto testardo a guidarmi.
E anche quel bellissimo e simpaticissimo ragazzo che mi ha rubato il cuore.
Avevo in me la certezza che avesse dentro una ricchezza infinita e una grandissima spensieratezza, quella che non mi fece pensare che il percorso non sarebbe stato facile.
Ho deciso di non fare come quando dovevo studiare cento pagine, alle elementari, che anziché iniziare il lavoro pensavo alle 99 pagine che mi mancavano ancora...
Non sarebbe stato facile? Beh, dovevo almeno iniziare, andare avanti e combattere e ottenere ciò che volevo.
Ecco. Il mio istinto mi ha suggerito che avrei trovato un tesoro e pian piano questo tesoro viene fuori!
Quante lotte per farGli comprendere chi sono.
Conosciuti e uniti. Non abbiamo avuto il tempo di venir fuori completamente, ci siamo scoperti nel tempo, vivendo giorno per giorno insieme.
Quante lotte per farGli capire di potersi fidare di me, quante lotte perché si affidasse completamente a me.
Quante lotte per diventare un Uno, formato da due.
Forse non siamo arrivati alla fine del percorso di unione, ma oggi abbiamo una solidità che prima ci mancava.
Quanto lo sento Mio, anche se ci sono state lotte epocali dove ho pensato che - forse - ci eravamo semplicemente sbagliati.
Eh, no.
Vedendolo oggi, accanto a me, con quel sorriso ammaliante, la simpatia che affascina chiunque, la furbizia nei suoi occhi e nelle sue parole. Bello come il sole, con quella felpa grigia che ha scaldato molte volte anche me, guardarlo da dietro le sue spalle, di semi-profilo, con quelle ciglia arcuate così perfette...
Quanto lo amo.

Ecco perché non festeggiamo mesiversari, sanvalentini e cose così.
Perché quando per me è la nostra festa, non ci sono date che tengano!

sabato 26 marzo 2011

Una notte in stazione

Un rasta-munito passa davanti agli sportelli chiusi della vendita biglietti.
La ragazza di colore, con i collant neri, scaldamuscoli e felpa bianchi, scarpe di ogni colore accavalla le gambe ogni dieci secondi in modo diverso. Sbattendo la schiena sul retro della panchina di plastica lunga quasi dieci metri.
Poi si alza, va oltre. Scompare.
Uno skate appare dalla direzione delle scale mobili. 
Due scarpe, un jeans, una felpa azzurra e dei rasta castano chiaro sovrastano quelle quattro rotelle celesti.
Tre scritte rosse sui tabelloni alla vendita biglietti concludono il loro messaggio con il werbung del sito della sweiz-banhof.
Un modello di aereo color arancio e nero sovrasta l'ultimo metro quadrato prima di accedere alle rampe mobili e, a destra, cinque cabine telefoniche immobili chiuse da vetri decorati del logo swisscom.
Gli ultimi treni in transito della giornata fanno vibrare il pavimento nella stazione centrale, presto sarà tardi per sentire ancora questo rumore di vita desta.
Sarà notte.
Ma, qui, pochi dormiranno.
Un tabellone rotante ci propone Gisele Bundchen vestita - ogni cinque secondi - con capi diversi della H&M.
Anche se lei è sempre sveglia - qui - è l'unica cui non calano gli occhi e tiene fiera la sua posizione.
Orientali vestiti d'abito e ventiquattrore passano e scompaiono, forse parlano italiano...
E quello? È un uomo o una donna?
È già scomparso/a. Due tacchi a spillo laccati hanno preso il suo posto.
Ancora il vuoto e persone ai lati, in gruppo, tanto vociare, tanti rumori.
Ma anche il silenzio.
Il taxy è fuori, sulla destra.
Deposito bagagli, check in e ufficio oggetti smarriti sono giù, insieme al bagno, parcheggio bici e tanti treni.
uno di loro, domani, ci riporterà in Italia.
scritto la notte del 24 marzo, verso le 23:00

mercoledì 23 marzo 2011

Dell'amore

C "Dai! Avvicinati che voglio dirti una cosa all'orecchio!"
A "No, dimmela così... che vuoi combinare? perché mi devo avvicinare??"
C "Perché voglio dirtela sottovoce"
A "..."
C "Perché mi vuoi bene?"
A "..."
A "Non c'è una risposta. Perché ti voglio bene e basta".

Se dico che avevo un post acidissimo e incazzatissimo pronto nella canna del fucile che stava per essere pubblicato su queste pagine ci credete? Meno male che non ho fatto in tempo.
In questi giorni in cui ho avuto poco tempo per pensare, fermarmi un attimo... avevo anche carenza di argomenti, mi capitava di avere il black out in testa con la faccia davanti alla homepage del blog.
Stanno cambiando alcune cose dentro di me. Sto uscendo fuori. Sono stata spronata per diverso tempo a cacciare il carattere e gli attributi e ora che sto iniziando davvero a spuntare dall'uovo come il serpentello quando sta vedendo la luce per la prima volta (Visto in un documentario. Non nomino pulcini perché in questo momento sono tutto fuorché simile ad un cip-cip).
Insomma. Si combatte ancora, niente particolari, non è importante.
A pensarci bene, cosa è importante per me, nella vita?
L'amore. I miei amori.
Quelli che mi hanno dato vita e quello che ho trovato.
Il mio Angelo custode, il mio compagno di vita, il mio Fidanzato è man mano sempre più fondamentale.
E sto imparando a incastrarmi a lui nel modo migliore per ottenere reciprocamente il meglio di noi, per regalarci il rispetto e la stima che meritiamo.
Non è stato facile arrivare a tutto questo, ma ci stiamo sciogliendo.
Stiamo raggiungendo questi traguardi con il tempo e li stiamo godendo davvero perché sudati, ottenuti con sfide e diffidenze e vera voglia di scoprirsi fino a mostrarci per quello che siamo senza riserve, finalmente.

Non che mi aspettassi qualcos'altro, ma la risposta che ho avuto mi ha emozionato. Mi ha fatto commuovere. 
L'ho guardato mentre rabbrividivo e poi le lacrime sono andate giù.
Stupendo.

domenica 20 marzo 2011

Eiskugel Catapulta

Ok. Ce l'abbiamo fatta, una nuova avventura si è aperta. Non so se avete presente il film "Vieni avanti cretino"... e non so se ricordate la scena che riporto sopra.
Ecco. Primo giorno di nuovo lavoro: la classica fase in cui stai iniziando a fissare in mente le prime cose, la posizione dei bicchieri, l'organizzazione dei ruoli, le decorazioni delle coppe and so on.
E clienti. Molti. Tanti. Infiniti. Tutti i "gelatisti anonimi" sgabbiati di botto in una domenica pomeriggio O_o.
Oh, io non lo so. Non ho mai visto tanta gente tutta insieme nello stesso posto, accalcati fuori dallo stesso locale! E mica non mi piace come cosa, però ciò ha significato piedi in fiamme per ore (compreso adesso) e cervello in tilt per la maggior parte del turno.
La scena sopra è esilarante e, mentre mi venivano i momenti di tilt, mi sentivo molto come Linuzzo Banfuzzo nostro che si chiede - c'è pure una scopa? che visto che ho due mani (occupate), due piedi (occupati) e il di dietro libero, ce la metto lì e spazzo anche il pavimento...
Oh, almeno ci hanno rimpinzato di roba da mangiare e ci hanno concesso pause come il Cielo comanda!
A parte la stanchezza, pare un ambiente sereno. Tutto sta nel prendere un po' la mano e gestire la cosa da noi, senza aggiunte di mani esterne!
Ah, a proposito dell'argomento dell'ultimo post: negozio Mister Lady avvistato... anche se un po' lontano >_<
Oggi voglio morire. Se anche domani sgabbiano i Gelatisti Anonimi, le eis kugeln volano direttamente dalle vaschette alle loro faccie U_U

giovedì 17 marzo 2011

Robe da femmine

Ho già detto che sono in fase di trasferta e che sicuramente sarò indaffarata tra mille cose, nei prossimi giorni, ma qualche buchetto libero mi capita... 
Nella zona dove mi trovo adesso ho adocchiato una "marca" di abbigliamento che produce capi molto carini e a prezzi accessibili dove - il mio cuore ha deciso per me - andrò sicuramente a fare una capatina quando ci saranno le disponibilità necessarie.
È raro che a me un negozio piaccia a tal punto. Ho sempre odiato fare shopping, da ragazzina avrei dato fuoco a tutte le commesse esistenti sulla faccia della terra per quel loro "Posso darti una mano?" sfoderato appena entravo in un negozio di abbigliamento e mi vedevano avvicinarmi ad uno stand. Cielo, quanto le detestavo!
Perché dovevo spiegare loro che non volevo le solite cazzatine da ragazzina di 14 anni. Niente jeans a vita bassa, niente top, niente canottiere.
Abbastanza in disaccordo con il mio corpo, per motiti miei, non mi andava di partecipare alla festa di una commessa qualunque che aveva il feticcio di vestire a suo piacimento tutte le quattordicenni della terra!
Puah! Se ci penso oggi, ancora mi da fastidio, anche se adesso ho risolto i miei problemi e le commesse non sono più le vittime sacrificali della mia rabbia.
Dunque, dicevo, ero una di quelle femmine che odiava fare shopping. Oggi sono l'esatto opposto, una delle classiche femmine che anche se ha una borsa e delle scarpe, jeans e mille magliettine, sente comunque il bisogno di qualcosa di nuovo nell'armadio. Quando questo qualcosa mi piace, l'ho puntato e devo averlo!
Per la precisione, in lista ci sono una borsa, un paio di scarpe e un giubottino. Mister Lady.
Date un occhiata, questo in Italia non lo troverà nessuno.
Ah! Tanti auguri, Italia, by the way!

mercoledì 16 marzo 2011

Chiacchierona itinerante

Spostamento in programma. Se sparisco per qualche giorno, non strappatevi i capelli :D
Sono viva e vegeta e... I'll come back soon!

lunedì 14 marzo 2011

Sii felice ora

Io non mi rendo mai conto di ciò che sto vivendo. Un mesetto fa, mia cugina ha pubblicato uno scritto di Madre Teresa di Calcutta su Facebook, che mi ha fatto riflettere un bel po'.


SII FELICE ORA!!

Non aspettare di finire l’università, di innamorarti,
di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione. 
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito 
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: 
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. 
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

(Madre Teresa di Calcutta)


È incredibile.Quanto è vero.

Parlando con mia madre riguardo persone e convinvenza forzata per via di lavoro con i colleghi, la mente vola alla scorsa estate.
Mi sono buttata nella proposta che mi hanno fatto e la mia voglia di accettare - inizialmente - era pari a zero.
Oh, non lo so. Se ci penso oggi, a distanza di quasi un anno, mi dico che ero completamente ubriacata dai problemi che mi stavano capitando, perché per quello che è stato, oggi, col senno di poi, so che mi trovavo davanti ad una proposta stra-fighissima e stavo per non accettarla.
Una stagione estiva pagata profumatamente, per i miei standard. Vitto e alloggio sicuri, villetta in una zona di villeggiatura mai visitata davvero, ma davvero bella. L'opportunità di ritrovare persone di famiglia lontane da tempo. Ma, poi, anche tutto il resto che ne è conseguito.
Spaventatissima all'idea di convivere con sconosciuti, mi sono ritrovata in casa persone un po' ok e un po' no. Ma la cosa, sorprendentemente, mi ha toccato assai poco. Mi sono goduta serenamente le belle persone che ho incontrato, ho scansato con superiorità le serpi e me la sono davvero goduta.
Che poi, dopo il bello dell'estate così sia arrivato un inverno di lotte e battaglie, beh, questa è la vita.
Ma i ricordi di quei momenti saranno sempre con me. E al momento non me ne rendevo conto davvero. Vivevo nel turbine e non avevo un minuto per rifletterci sopra.
Oggi affronto una vita meno allegra, più responsabilizzante (dallo Zingarelli Cinziesco) eppure c'è qualcosa - forse ci penso meglio leggendo le parole sopra - che mi fa pensare che un domani guarderò questi tempi con lo stesso occhio in cui oggi so vedere la scorsa estate.
Mi dimenticherò le brutte avventure e sarò giunta al punto che mi farà dire: "è stato tutto un percorso per arrivare alla stabilità che ho adesso, tolte le rinunce e i sacrifici, le paure, i tormenti e le paranoie sul domani, cosa rimane? Il ricordo di un percorso irto e prezioso con Lui. L'inizio di Noi".
Anche se tutto non va come previsto, si tratta di tasselli che vanno a creare la nostra vita e un motivo, anche per l'esistenza di quei tasselli "malati" c'è sempre!

domenica 13 marzo 2011

Scontro frontale col Tedesco

Quando decidi di cambiare radicalmente vita bisogna anche considerare quanto tempo hai per prepararti psicologicamente a tutto ciò che accadrà.
Leggo un tweet di ZiaAtena scritto qualche minuto fa e non ce la faccio a non sorridere :D
Lei, almeno, ha scelto una via comprensibile, matura e intelligente per cercare di capire cosa le riserverà la vita tra qualche tempo... 
Io scelsi di affidare tutto ad un semplice vocabolo a caso che, in base alla pronuncia e alla sonorità, mi  avrebbe iniziato a far prendere confidenza con la lingua... 
Alur. In tempi non sospetti, più o meno quando con Fidanzato ci ronzavamo attorno ma non si quagliava ancora, io facevo mille fantasticherie nella testa tipo: "Se ci mettiamo insieme e lui deve rientrare in Germania, che faccio? Sto qui? Ma anche no, ci vado pure io!". Dunque avevo già preso in considerazione tutto l'ambaradan che ne sarebbe scaturito compreso, appunto, il fatto che mi sarei trovata in mezzo a persone che - per le mie orecchie - parlavano ostrogoto.
Quindi dicevo, in un giorno qualunque di questi famosi tempi non sospetti, io e Fidanzato ci accingevamo a mandare avanti il solito turno di lavoro, caricavamo i frigoriferi con le bibite e, mentre mi passavano sotto mano le bottigliette del succo alla pesca, ho visto il gusto scritto - come capita spesso - in diverse lingue, compreso il tedesco: "Pfirsich". 
Avendo lì a portata di mano l'allora-non-ancora-Fidanzato che ero cosciente conoscesse bene la lingua gli ho chiesto quale fosse la giusta pronuncia della parola.
Che ve lo dico a fare: 'na robaccia che non se po' sentì! Provavo a ripetere, a riprodurre quel suono ma... più che altro gli procuravo grasse risate.
Ve lo giuro, da quel momento mi sono sentita un po' strana a pensare che, se tutto fosse andato come volevo io, sarebbero stati cazzi amari con la lingua :D
Della serie: volevi la bicicletta? Mo pedali!!
Per non parlare del fatto che, con la foga di partire - passati i momenti non sospetti e dato sfogo a tutto l'amore del mondo, ci siamo decisi a partire insieme in quattro e quattr'otto - non mi sono comprata un dizionaretto Italiano-Tedesco (e, badate bene, non Tedesco-Italiano. Che è diverso!!).
Fidanzato mi aveva garantito di avere con se dei dizionarietti che mi avrebbe donato come supporto, quindi non mi sono preoccupata di fare da me. 
Errore. Mi mette sotto il naso due libricini comprati in tedeschilandia e fu così che scoprii di essere davvero nella merda.
Sapete, no?, che nei dizionari di lingua straniera spesso ci sono anche le pronuncie delle parole, per quanto si possa spiegare senza un supporto audio, voglio dire. Ma, insomma, un dizionario buono cerca di rendere familiare anche l'aspetto uditivo della pronuncia. È una cosa importante.
Negli unici dizionari cui ho accesso io, da qui, ci sono solo le spiegazioni delle pronunce delle varie parole italiane rispetto agli standard del tedesco. Eh be', grazie :D 
Come andare da un ladro e spiegargli come si ruba. 'sti cazzi!
Già il tedesco mi stava sul cazzo da quella prima parola che sentii. Potevo sceglierne una meno antipatica per farmi avvicinare alla lingua, invece era proprio destino che dovessi iniziare decisamente dimmerda.
Per non parlare dell'aumlut. Quei simpatici puntini sulle vocali che le rendono un ibrido.
ä si legge come è, ö si legge come misto tra O ed E, ü si legge pronunciando la U con la bocca a culo di gallina.
Ma, ciò che mi sta più sul cazzo è l'allucinante pronuncia di G e SC. Che sono simili, da pronunciare, all'italiano "sc". Ma, a voler essere precisini, si tratta di una roba completamente diversa!
Va messo il palato e la lingua in un modo tutto strano e ci vuole un corso di 45 ore solo per imparare quello.
E 'sta maledetta cosa sta alla fine di ogni numero che va dopo il 13. 
Ah, Sí. I numeri. Ah ah.
Scesi dall'aeroporto, il primo giorno in terra tedesca, abbiamo preso il treno e ci aspettava un viaggio interminabile così ho iniziato a giocherellare con il tedesco e ho detto a Fidanzato che volevo imparare i numeri.
Preso uno dei due libricini che mi ha dato in dotazione e ho iniziato a scriverli per memorizzare un po'.
Scopro così una cosa interessante: vanno letti al contrario!
Quando si va oltre la ventina, tutto funziona così.
21 si legge Uno-e-Venti. Vi piace? 89 si legge Nove-e-Ottanta. E via di seguito.
Io, come una deficente, devo sempre ascoltare il numero che sento e scrivere con la mano, nell'aria, le due cifre che lo compongono così ho idea di ciò che ho sentito. Perché farci la pratica, con 'sta roba, non è che sia tanto semplice...
E poi la R che, qui, tutti hanno moscia come i francesi. Se va pronunciata. Altrimenti - come si disquisiva nei commenti di un post di Wanesia - diventa magicamente pronunciato con un semplice "A".
ZiaAtena, oh Omonima, se il dizionario Italiano-Tedesco ti ha messo paura sappi che c'è di peggio: quello Tedesco-Italiano :D
E poi, in men che non si dica, tutto diventa più familiare... semplicemente, non è una lingua da imparare sui libri. Ci sbatti contro e piano piano farà sempre meno male.

sabato 12 marzo 2011

Fenomenologie

Ieri sera, tra la preparazione di un cappuccino e l'altro, un waffel, una coppa After Eight e tanti bambini che si splattavano sulla finestra scegliendo una pallina di delfino, una di Fragola, una di Limone e poi Vaniglia e Stracciatella pensavo che non ho mai scritto un post frivolo su questo blog.
Come ha - in un modo che non sarei riuscita a dirlo meglio - scritto Marlene, avere un blog significa avere il cervello perennemente impegnato a trasformare quasi tutto ciò che viviamo in un nuovo articolo. Con conseguente ragionamento sull'esposizione migliore e sulla punteggiatura...
Spesso leggo il blog di Costanza, trasferitasi a Londra, che racconta le sue avventure tragicomiche in modo davvero simpatico e molto spesso parla delle varie fenomenologie che ha modo di riscontrare sul posto di lavoro.
Oh, ecco. Io pensavo che chiunque facesse questa sorta di censimenti dei comportamenti e delle abitudini degli altri fosse pretestuoso, che magari qualcosa la inventasse. No no. Ci sono proprio dei rituali non scritti, delle cose che capitano e non ci sono assolutamente cazzi che tengano.

Io non ho stilato una categoria di persone in cui raggruppare le varie fasce di clientela, ma c'è una regola assoluta, non detta, non scritta, non rivelata, non dichiarata che - nonostante tutto - è talmente ferrea che, se mi chiedessero se esiste qualcosa su cui mettere una mano sul fuoco senza bruciarla per quanto è certa, potrei fare affidamento solo a Questo.

Premettiamo che non è colpa di nessuno, combina tutto il Fato.
Il mondo della gastronomia l'ho abbracciato un po' per forza, ci lavoro da un pochino di anni e ormai conosco qualche regola su diritti e doveri. In parole spicce, se hai il tremendo di-dietro di lavorare in gastronomia per un'azienda che è super esposta, saranno costretti a concederti tutti i diritti che un normale dipendente ha: compresa la pausa per mangiare ogni tot di ore, ad esempio ogni quattro - come mi capitava dove lavoravo l'anno scorso.
Se invece lavori in nero o magari non sei ancora stato assicurato o, peggio, stai presso persone che cercano di toglierti tale diritto chiedendoti di mangiare solo se hai il buco nero nello stomaco e ti concedono giusto un misero toast in piedi in un angolo non visibile ("ma se arriva un cappuccino da preparare, ti avvicini a farlo?") allora magari ti capita che hai fame mentre sei in servizio, e ti capita sempre nel momento sbagliato!

E, se all'inizio questo ti fa incazzare, in seguito arrivi a riderci sopra...
Scena: le pizze esposte nella vetrina sono pronte da mezzora e vanno ripristinate, tu hai una fame da lupi e devi aspettare ancora un pochino per sederti in pausa. Non puoi concederti fermi oltre a quella pausa, sei sola al banco e quindi devi essere sempre disponibile ad accogliere i clienti. Pensi che è un insulto alla fame nel mondo (da leggere come: la fame che hai in quel momento) dover buttare del cibo solo perché non più bello da vedere e un trancio di quelle pizze vorresti conservarlo per mettere il silenziatore al ruggito dello stomaco, così con scatto felino butti 5 tranci anziché 6, uno lo infili nella manica stile Asso e prepari le pizze nuove, speri che il banco possa stare qualche secondo da solo, giusto il tempo di mordere quella pizza che ti fa Marameo fin dove l'hai nascosta.
Prepari di nuovo la vetrina, senza nessun cliente all'orizzonte, inforni e spiani e condisci e tagli e rimetti tutto a posto e bello in vista. Due passi verso l'ufficio del retro dove ti aspetta la pizza e senti "Buongiorno".
Fanc'...
"Buongiorno, prego!"

Ecco la regola. Ecco la costante. 
Se tu hai fame e vuoi addentare qualcosa, non serve che lo dici, basta solo pensarlo. E la clientela assalirà il bancone, una squadra di pallavolo di serie G5 chiederà il pacchetto pizza+bibita congestionando lo spazio davanti alla vetrina della pizzeria, centomila bambini avranno voglia di gelato proprio in quel momento e tu, se avevi il bisogno di mangiare qualcosa, col cazzo che puoi farlo.
E non solo odi i clienti che arrivano lì a scombussolare tutto, ma li invidi pure perché non ce la fai a guardarli mentre si siedono al tavolo con quella pizza che stai pensando di assaggiare da un'ora... o con quel toast che volevi prepararti e non sei nemmeno riuscito a farcire che sono arrivate 15 comande riuscendo a superare il record imbattuto da anni.

Ecco, un paio di giorni fa al bar è successa più o meno la stessa cosa.
Fame. Toast. L'ho solo detto e una collega mi dice: "Ma no nooo zitta, che i clienti ti sentono!".
Oh cielo. Non mi piace essere legata a questi rituali, più ci credi e più ne diventi vittima.
Finché dicevo "ho fame, oddio che fame", niente. Appena sono passata ai fatti però è cambiato tutto.
Dalla zona dove si trova il "vano Panini" (dove sceglievo cosa mangiare) si vede anche la finestra del gelato e, dato che l'idea l'avevo ormai fatta diventare reale, magia delle magie: scorgo una fila di bambini che in quel momento ha sentito il bisogno di mangiare gelato e ho potuto solo tirar sul banco i due tost che pensavo sarei riuscita a farcire poco dopo. 
E servi un bambino, e "cono o coppetta"?, "No, la menta non c'è come gusto", "Un altro?". Passata mezzora mi sono dimenticata di mangiare e il pancarré si stava quasi indurendo sul banco.
Ho rimesso tutto a posto e ho deciso: nel caso avessi di nuovo fame, nemmeno lo penso. 
Faccio finta di preparare qualcosa per i clienti in sala e, a tradimento, mangio io.

E vaffanculo alle fenomenologie!

venerdì 11 marzo 2011

Stop alla buona fede

Se potessi mettermi un sottotitolo appeso al collo, oggi sarebbe questo: "Stop alla Buona Fede".
Ho parlato di una vecchia amicizia nata sul lavoro e morta inesorabilmente, abbiamo intuito tutti che - anche se è andata come è andata e sono convinta dell'opinione cui sono giunta - non è che io ci sappia passar sopra come niente... mi dispiace, mi sono sentita presa per i fondelli, mi sono sentita un po' fregata.
E basta. Stavolta no.
Quando metti la mano su una fiamma e la bruci, magari dopo non fa male quanto prima - perché la pelle è ustionata e ha perso sensibilità - ma conosci la sensazione, se avvicini l'altra mano alla fiamma sai già cosa significherà e avrai qualche riserva a farlo con la stessa spensieratezza di prima.
Dunque, ho smesso. Ho smesso di credere che se una persona mi guarda dritta negli occhi raccontandomi la sua verità, quella sia credibile perché mi è stata detta dritta in faccia. Ho smesso di credere che le mie orecchie sentono male, se qualcuno cerca di convincermi. Ho smesso di non avere fiducia in ciò che ho visto e sentito. Ho smesso di dare ragione a chi cercava di convincermi che per avere diritti bisogna aspettare. 
Oggi penso che, quando hai un diritto e questo è stato calpestato, non c'è motivo per non aizzarsi e reagire. Anche se dovesse significare una lotta. E, se la lotta non ha motivo, scemerà da sola. 

Quando sono stata accusata di essere colpevole di qualcosa e io ero certa di non aver commesso alcun male volutamente, ho raccolto la mia buona fede e l'ho messa sul piatto. 
Orgogliosissima. Ma disposta a guadagnarmi la fiducia degli altri, anche abbassando la cresta e dimostrando più del dovuto. 
Non vedo perché non dovrei esigere lo stesso.
L'ultima cosa che manca è un po' di impulsività, quella che a botta fa corrispondere risposta. E allora sì che ne vedremo delle belle!
Il processo di crescita, mi rendo conto ultimamente, è iniziato. Sto veramente diventando indipendente, lontana dalla sensazione di essere sempre sotto l'ala di mamma e papà. Lontana dal calore del posto conosciuto, delle persone che non tradirebbero mai. Sto apprendendo che il beneficio del dubbio va concesso solo a chi ha dimostrato di meritarlo. 
Sento che, anche se ho intravisto un muro e non l'ho schivato bene, il prossimo che mi capiterà a tiro lo affronterò anche meglio!

giovedì 10 marzo 2011

Gelosa? Chi, io?!

Eccomi, sono sopravvissuta :D
Ero abbastanza sicura che avrei destato una curiosità abnorme scrivendo un post come l'ultimo... volevo e non volevo scriverlo.
È che ero un leone in gabbia, quel giorno. Oh, chi ci avrebbe creduto?! 

Ci sono un po' di premesse da fare, per intavolare il discorso. Prima di tutto, non ritengo di essere una gelosa cieca anche se una mia frequentazione passata mi accusava di essere troppo "territoriale" perché non accettavo che, mentre ci trovavamo in un locale - ad esempio - dove lui conosceva la metà delle persone dentro, mi veniva difficile parare la pioggia di "amiche" che gli cadevano sul collo per salutarlo, con tutto l'affetto del mondo e con una stretta che manco stessero precipitando.
Ecco, se sei una testa di cazzo, sono gelosa come qualsiasi altra persona sulla faccia della terra. E pure rompicoglioni come stereotipo della donna rompicoglioni vuole!
Non mi piacciono tanto gli uomini femmina, quelli che amano tanto apparire in giro, fare i grandi VIP nei locali, gli organizzatori (delle mi' du' palle U_U), i diggei (con grande rispetto per i pochi esemplari rappresentabili della categoria) e i vari camicia-nera/pantalone-bianco/cintura che appaiono nella moltitudine delle discotechine e locali sparsi per il mondo. I discotecari (o discotechini) sono un genere bello da vedere finché hai 18/19 anni, poi diventano insulsi, improvvisamente.
Sono quelli che amano avere il loro angoletto privato e che lo ottengono lasciandoti il tuo. "Sì, vai vai, esci con le amiche" e tu pensi a fasi alternate: "Quanto vorrei mi facesse una bella scenata per sentire il brivido del suo amore" e poi "Mhh... troppo liberale, ma che va a combinare in giro con gli amici??".
Dunque è chiaro che non sono gelosa semplicemente perché non mi affianco a ragazzi idioti che non hanno in mente la mia stessa idea di relazione di coppia.
Il fatto è che Fidanzato piace un bel po' alle donne.
Mi sa che sono stata una delle poche cui è piaciuto solo dopo conosciuto bene* (chiarirò i tempi del conoscerlo bene più avanti). Ma ce ne sono parecchie che lo vedono e iniziano a fare le gatte morte.
E, finché lui rimane al suo posto e mura questi avvicinamenti, ok. Ma se, per qualche motivo, non lo fa... allora le cose tendono a diventare poco rosee.
Per me. Poi per Lui. E anche per lei! Sono una che sfodera l'ascia, se serve.
Donna, ci sono. E single lo sono stata a lungo. E, tendenzialmente, quando uno è fidanzato e ti piace, tu non sei mica gelosa della presenza di Fidanzata...
La single che fa la gatta morta con il ragazzo impegnato non mi garba assai (anche se, onestamente, quando ero dall'altra parte del muro non mi ponevo tutti questi ragionamenti etici. E, appunto, da qui mi viene da pensare che nemmeno le altre se li fanno nei miei confronti).
E non mi garba che il Fidanzato in questione un po' si lasci gattamortare.
Sarà che sono abituata molto bene. Ho sempre avuto poco di cui lamentarmi, Lui ha sempre lasciato nel dovuto angolino quelle che era chiaro avrebbero inzuppato bene il biscottino nel latte.

Ecco. Scopro una chiacchierata virtuale dove lui, forse convinto di non trovare alcun riscontro, rivela ad una vecchia conoscenza delle sensazioni passate che aveva nei suoi confronti. E la signorina in questione, anziché reputarla acqua passata, inizia a impavonirsi tutta.
E lui si è preso del fesso da me perché lo so che non è tanto ingenuo da non sapere cosa avrebbe trovato.
Il discorso è difficile... perché non voglio ne vantarlo troppo, ne sminuirlo. Ma, come già scritto, piace alle donne, le rincoglionisce proprio!
E forse sono una delle poche che prima di morirgli dietro ci ha messo più di due settimane (ho resistito per tre settiname, forse, ma - scattato il mese dal primo giorno che ci siamo visti in vita nostra - stavamo già insieme*).
Insomma. Non c'è molto da dire, più che ammazzare lei che si è presa e incassata la lusinga di pensare che cinque anni fa piaceva a Lui, ho preferito incazzarmi con Lui che le ha lasciato questa possibilità.
Oddio, che poi se mi capita tra le mani lei, le strappo pure qualche capello. Perché il suo tono lascivo mi è stato un po' sul cazzo. Catfight :D
La crisi è rientrata perché, poi, qualcosa mi fa pensare che lui si sia fatto il bagnetto nella mia scenata. Se la sia goduta bene bene. Come ho già detto, non sono gelosa e Lui non mi ha mai dato grosse proccupazioni.
Una volta mi ha fatto uno scherzetto creando una situazione simile per vedere come avrei reagito. Sono quasi uscita di testa e lui alla fine non ha trattenuto la risatina guardandomi tutto lusingato: "Allora sei gelosa, se vuoi!". L'avrei ammazzato :D
Gli piacciono queste attenzioni. C'è poco da dire. Non esco mai dal seminato tanto da diventare cieca quindi poi, anche con la peggiore delle reazioni, prende queste scenate per quelle che sono. Motivate.
C'erano un po' di indizi strani, che mi hanno portata a impazzire stavolta, tipo farmi filmini mentali tutti colorati e arzigogolati e non sapevo da chi partire per tagliare via la testa con la motosega... quindi ho fatto una cosina che ha - forse - convinto lei che lui avesse intenzione di continuare a tenere allacciato il contatto.
Lei, come avevo previsto facesse, l'ha contattato di nuovo.
Ehy tu, donna viscidina, prendi una bacinella, riempila di acqua, ficcaci la testa e affogatici dentro U_U

Ci faccio una bella figura a dire che non sono gelosa? Perché io continuo a pensare che non lo sono, ma boh... quando mi guardo allo specchio o mi rileggo mi viene qualche dubbio :D

Archiviata la questione gelosia, ho appreso qualche giorno fa che ImperfectWife mi ha premiata!

L'idea di questo premio nasce per sostenere i nuovi blog permettendo loro di avere maggiore visibilità nel marasma della rete.
Ci sono solo 3 regole da seguire:

1) Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog;
2) Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto;
3) Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato.

VINCITRICI

- Anime Nomadi - Blog dal piglio un po' schematico, ma l'idea di parlare di donne italiane espatriate è interessante e utile. Grazie alle interviste pubblicate periodicamente ho trovato alcune "amiche di blog" interessanti!
- Da Fidanzata a Moglie - ImperfectWife è un po' come me: precoce e coraggiosa, giovane e adulta, di cuore e autoironica. Ispirata dal suo blog, ho aperto anche il mio.
- Il destino mescola le carte e noi le giochiamo - Beccata tramite un'intervista su Anime Nomadi, Wanesia si trasferita in Germania per amore, come me. Siamo un po' nella stessa barca e l'empatia nasce spontanea. La leggo volentieri!
- Zia Atena, una zia aerospaziale - Simpatica e autoironica, si trasferirà presto in Germania e, anche con lei, so che condividerò post e commenti su stranezze, vizi e abitudini di Crucchiland.